PORTO VECCHIO di Eleonora Davide. Recensione di Giovanna della Bella
Dopo aver intrapreso nei suoi romanzi diversi percorsi storici, che vanno dal Medioevo all’Ottocento, Eleonora Davide si inoltra in avvenimenti più vicini al nostro tempo. Ne “Il Fiore del Carso” aveva raccontato di Trieste in un terribile scenario all’indomani della II guerra mondiale e dell’eccidio delle foibe, ora, in questo suo nuovo lavoro, parte dallo stesso luogo per raccontare le esperienze vissute da testimoni.

L’autrice traccia un itinerario storico a ritroso, attraverso le memorie di Italo Radovič, il protagonista di veneranda età, che, a distanza di anni si chiede ancora dove sia la verità, una verità che assume aspetti diversi a seconda del punto di osservazione.
Italo Radovič è il personaggio principale che diventa anche narratore interno. Il suo racconto descrive un momento storico che riguarda non solo la storia di Trieste, ma di tutta l’Italia. Attraverso la sua memoria ancora nitida, affiorano tanti avvenimenti importanti e dolorosi, ricostruiti secondo una linea cronologica ma anche da un punto di vista di chi, dopo tante esperienze maturate, è giunto a conclusioni più ponderate.

Insomma è la storia scritta non dagli studiosi, ma da una persona che ha visto e sperimentato sulla propria vita. Il contenuto diventa dinamico perché non segue la struttura standard della divisione in capitoli. Infatti si manifesta nella sua originalità articolandosi in due parti: la prima parte che l’autrice titola “La ricerca della verità”; la seconda parte “Le verità non dette”.
È evidente che la parola chiave dell’intera narrazione è VERITA’.
Nella prima parte la trama si presenta sotto forma di intervista: la giornalista pone domande dirette al protagonista e lascia allo stesso di aprirsi ed esprimere liberamente e chiaramente le sue esperienze, i suoi ricordi, le sue emozioni.
È una singolare modalità per raccontare la storia di Trieste, quella storia che l’ha tanto appassionata spingendola a ricercare per conoscere dove è la verità, a frequentare luoghi e incontrare persone, che attraverso i loro ricordi di penose esperienze vissute, facessero luce su tanti aspetti ancora nascosti.
Ed ecco il titolo che dà il nome al suo romanzo “PORTO VECCHIO”: un luogo importante nel passato come centro di rapporti commerciali, un luogo importante oggi perché conserva le testimonianze dei profughi triestini.
Nella seconda parte la giornalista diventa un’investigatrice per andare alla ricerca di tante verità e chiudere il cerchio di una storia che trova il suo epilogo ricongiungendosi alla prima parte del romanzo.
L’altro personaggio da evidenziare è la figura della giornalista che, con la sua perspicacia e sensibilità, si introduce delicatamente nell’intimità dell’animo di una persona per portare alla luce ciò che custodisce in segreto.
La maestria della scrittrice è evidente nel romanzo per aver dovuto e saputo plasmare la realtà e la fantasia, toccando ambiti impegnativi e creare un lavoro armonioso.
A mio parere Eleonora Davide ha mostrato gli aspetti più evidenti della sua personalità e delle sue passioni: il giornalismo e la scrittura. Entrambi si fondono e danno vita a una narrazione avvincente.
Lo stile limpido e immediato della nostra scrittrice percorre tutto il contenuto del romanzo, appassionando nella lettura, che trasmette emozioni per la sua dinamicità e diventa interessante anche per l’importanza dell’argomento.
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