AMMINISTRATIVE 2017, M5S SCONFITTO E RIDIMENSIONATO: ALLA RICERCA DELLE CAUSE

Le amministrative 2017 si concludono (o quasi, in attesa dei ballottaggi) con tanti verdetti ed una sola certezza: il Movimento 5 Stelle è stato sconfitto in lungo e in largo per tutto lo Stivale. Le liste pentastellate floppano ovunque, e addirittura subiscono uno smacco non indifferente a Parma, dove l’ex grillino Pizzarotti accede al ballottaggio con la sua nuova lista Civica.

Grillo fa sapere che “gli avversari si illudono sulla fine del Movimento“, ma é evidente che una riflessione sul futuro – e sul passato recente – sia necessaria per trovare il bandolo della matassa in un momento che fa da crocevia.

ALLE RADICI DELLA SCONFITTA: COSA E’ CAMBIATO RISPETTO AL PASSATO? – Se il Movimento perde praticamente in tutti i comuni impegnati nelle amministrative del 2017, vuol dire che qualcosa è cambiato rispetto al periodo in cui gli esponenti a 5 stelle collezionavano successi d’antologia. A debilitare buona parte del vecchio elettorato, probabilmente, è stata la critica gestione della città di Roma da parte di Virginia Raggi, primo vero banco di prova di tutto il Movimento dal momento della sua fondazione nel 2008. La sindaca ha dovuto affrontare scandali (vedi Marra), rimpasti (vedi Muraro) e problematiche più o meno note (vedi rifiuti), finendo per screditarsi agli occhi dei suoi sostenitori. Il tempo per rimediare c’è, ma va sfruttato prima che gli errori commessi diventino irreparabili.

Sembrerebbe tuttavia esageratamente severa la decisione di affibiare le colpe del fallimento a 5 stelle alla sola Prima Cittadina della Capitale. L’analisi va estesa innanzitutto ai vertici del Movimento, ed in particolare alla carente leadership di un Beppe Grillo sempre più autoritario e sempre meno accentratore. La revisione del codice etico e la disparità di trattamento riservata ad alcuni attivisti hanno smosso la colonna portante del partito che – almeno fino a ieri – ha conteso al Pd il primato nei sondaggi.

E SE GRILLO LASCIASSE IL TRONO? – Ce lo siamo chiesti in molti. Forse perchè una ventata di novità è quello che serve ai pentastellati per riacquisire fiducia e credibilità. Forse perchè l’idea di un leader giovane e benvoluto (ogni riferimento a Di Battista è puramente intenzionale) potrebbe cambiare le carte in tavola in vista anche – e soprattutto – delle elezioni politiche del 2018. Ma sono solo ipotesi, e prima che si concretizzino, bisognerà attendere l’agognata legge elettorale.

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About Angelo Damiano

Angelo Damiano, giornalista classe 1992. Avellinese e Napoletano di origine, meridionale per vocazione. Da anni collabora con varie testate (soprattutto online), spaziando dallo sport alla politica passando per la cronaca. Si è appassionato alla politica negli anni del liceo e continua a seguirla con occhio quasi sempre imparziale. Pregi: amante di football manager. Difetti: ossessivamente amante di football manager. Per contatti angelodamiano92@gmail.com

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