Angolazioni. Si inizia con Matildaeditrice, libri senza stereotipi di genere.

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È molto bello incontrarsi, creando occasioni come queste, perché aiutano a rendersi conto che si può tentare, che si può sognare e realizzare qualcosa insieme. Dobbiamo essere felici di essere al mondo.

Si apre con un piacevole e stimolante incontro la rassegna Angolazioni organizzata da Emilia Bersabea Cirillo, Anna Catapano e Consiglia Aquino della libreria L’angolo delle storie di Avellino all’interno del gruppo di lettura ParoleTraNoiLeggere.

Giovedì 12 aprile, presso la suddetta libreria, l’appuntamento ha visto come partecipanti Donatella Caione, titolare della casa editrice Matilda di Foggia, Teresa Manna e Gemma Pacella dell’Associazione Donne in rete di Foggia. Ha presentato e moderato l’incontro Emilia Bersabea  Cirillo, architetta e scrittrice vincitrice della XI edizione del Premio Mariateresa Di Lascia, con il romanzo Non smetto di aver freddo (L’Iguana editrice).

Moltissimi gli spunti di riflessione riguardo gli stereotipi di genere e le diversità.

Dopo i saluti di Consiglia Aquino, tocca a Emilia Bersabea Cirillo, presentare le ospiti. Innanzitutto racconta di averle conosciute durante la rappresentazione del Premio Di Lascia perché  premiate una per la narrativa, le altre per la saggistica con il libro Sguardi differenti.

“Concorrenti outsider”, così di definiscono scherzosamente Emilia Bersabea Cirillo e Donatella Caione “unite nella sorpresa di avere vinto”.

Matilda, racconta Cirillo, è nata nel 2003 e aveva un altro nome perché si chiamava Mamme online. Donatella Caione si definisce innanzitutto una mamma e poi una donna, non una docente, una psicologa, una pedagogista o una sociologa, né tantomeno una linguista. Il suo obiettivo è quello di dare visibilità alle bambine nella lettura per l’infanzia, educare alle emozioni e alle identità nel rispetto delle diversità. Ama svolgere laboratori di scrittura e nella sua casa editrice ha tramutato le sue competenze nella comunicazione in passione.

Matilda riporta sicuramente il pensiero al  personaggio ribelle dell’opera di Roald Dahl e, come casa editrice,  si occupa di spiegare nei libri che siamo tutti diversi e nella differenza siamo anche tutti uguali per cui dobbiamo accettarci.

Oltre ad occuparsi della casa editrice Donatella Caione si occupa della produzione di un grano biologico antico e le sue due attività sembrano quasi avere un significativo legame simbolico.

Donatella Caione, racconta che inizialmente i temi fondanti erano quelli trattati dalla comunità mamme online ed erano ad esempio: maternità, gravidanza, allattamento, fecondazione assistita. In seguito, da mamma,  si è appassionata sempre di più al tema della letteratura per l’infanzia  perché seguendo sua figlia si rese conto che quando visitavano le libreria o le biblioteche la bambina non riusciva a trovare libri con protagoniste di genere femminile con cui potesse identificarsi.

Partendo dal presupposto che un bambino maschietto non comprerà mai un libro in cui c’è una protagonista femminile perché, appunto, vengono considerati libri da femmine, è nata in Donatella la necessità di individuare quelle storie che avrebbero potuto piacere a bambine che non si identificavano in determinati modelli.

Prende spunto Caione, da uno stereotipo molto comune e accettato quasi con indifferenza: la differenza tra la parola maschiaccio e quella femminuccia detta rispettivamente ad una bambina e a un bambino. La prima “alza di livello” la femminuccia che diventa forte, coraggiosa, spregiudicata; la seconda offende il bambino identificandolo come un debole. Questo è proprio il primo stereotipo accettato con grande serenità da tutti e che lei cerca di contrastare con alcuni modi di pubblicazioni, cercando di non fare un libro assolutamente anti-stereotipo ma proponendo libri diversi, che introducano degli altri punti di vista, degli sguardi differenti e contrastando non solo lo stereotipo di genere ma anche quello religioso e culturale ponendo l’accento sull’intercultura, della conoscenza dell’altro e dell’incontro con gli altri.  Matilda è Multicultura, Accoglienza, Tenacia, Identità, Lettura, Diversità, Affettività  che sono un po’ il manifesto dell’attuale casa editrice.

Tra i libri per bambini e bambine, è stato poi pubblicato il libro La grammatica la fa la differenza in cui si sono incrociate le attività della casa editrice con quelle dell’Associazione Donne in rete che si occupa a Foggia del contrasto alla violenza di genere.

Dalla loro collaborazione è nato anche Disamorex. Un astuccio che sembra quasi la confezione di un farmaco che contiene un bugiardino in cui ci sono tutte le modalità per l’uso. Il principio attivo è la consapevolezza perché se una donna ha consapevolezza può affrontare determinate situazioni. Poi ci sono le sei bustine in cui è spiegato innanzitutto cosa è la violenza di genere, come si riconoscono i vari tipi di violenza e il trattamento d’urto cioè quello da prendere quando, avendo assunto le altre dosi, ci si rende conto di non essere ancora guarite. Non ci sono precetti, ci sono solo domande in modo che ogni donna che legge i cartoncini possa capire quali siano le sue risposte e rifletterci su. Molto importante è la bustina per le adolescenti perché la violenza tra adolescenti è un genere sottilissimo che si maschera da amore ma significa possesso e, poco alla volta, diventa ossessione.

Gemma Pacella è una giovanissima avvocata che attualmente svolge un dottorato in Management and law presso l’Università delle Marche e porta avanti ricerche sul femminismo e differenze di genere.

È la curatrice di La grammatica la fa la differenza pubblicato da Matilda Editora. L’idea è quella di spiegare, tramite storie per l’infanzia, gli stereotipi e il fatto che anche le bambine possono accedere a dei ruoli  che sono tipicamente maschili. Ha voluto, quindi, creare un libricino che potesse far capire sia ai bambini che alle bambine che i ruoli professionali, ad esempio, possono contemplare la differenza sessuale. Tale rappresentazione parte, innanzitutto, dal linguaggio che deve rappresentare la differenza che ciascuno di noi porta con sé; differenza che parte dal corpo e che poi si riversa in ciò che viene praticato  giornalmente come può essere un lavoro. Declinare la grammatica al femminile non è soltanto il superamento dello stereotipo ma promuove anche l’idea che la donna non prenda più in prestito un ruolo che non è suo ma maschile. Ciò vuol dire accettare un cambiamento di forma, perché il linguaggio è una questione di forma che poi ricade nella sostanza.

Conclude il suo intervento Gemma con una riflessione molto interessante che, effettivamente, non può che non essere solo un punto di partenza per un dibattito che sta nascendo e che si spera possa continuare: “Il linguaggio modifica il pensiero. Se non mi nomini io non esisto, di conseguenza pronunciandomi anche in quanto donna io riesco in qualche modo a modificare anche il pensiero per cui posso fare determinate cose che io ho voglio fare  esplorando innanzitutto il mio desiderio”.

Teresa Manna della Associazione Donne in rete di Foggia inizia con la considerazione che spesso la violenza sulle donne viene rappresentata sempre con la vittimizzazione. Sguardi differenti è nato dalla consapevolezza che le conquiste non sono mai definitive, vanno difese perché vengono messe in discussione continuamente. Così è nato il bisogno di illustrare, soprattutto alle giovani generazioni, che si possono fare dei passi indietro anche dopo essere andate molto avanti, che quello che hanno non è definitivo. Da ex insegnante sottolinea il ruolo fondamentale dell’insegnamento nella scuola del rispetto delle diversità di genere, insegnando ai ragazzi che l’amore non è possesso e alla ragazze che la bellezza non è tutto.

Come scrivevo inizialmente, moltissimi sono stati gli spunti di riflessione che hanno portato anche ad un piacevole dibattito tra il pubblico presente e i relatori.

Il prossimo appuntamento di Angolazioni sarà giovedì 19 aprile e vedrà la partecipazione di Antonella Cilento, insieme a Emilia Bersabea Cirillo e Generoso Picone con letture a cura di Massimiliano Foà.

Maria Paola Battista

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About Maria Paola Battista

Amo ascoltare, leggere, scrivere e raccontare. WWWITALIA mi dà tutto questo. Iniziata come un’avventura tra le mie passioni, oggi è un mezzo per sentirmi realizzata. Conoscere e trasmettere la conoscenza di attori, artisti, scrittori e benefattori, questo è il giornalismo per me. Riguardo ai miei studi, sono sociologa e appassionata della lingua inglese, non smetto mai di studiare perché credo che la cultura sia un valore. Mi piace confrontarmi con tutto ciò che è nuovo anche se mi costa fatica in più. Difetti? Non ho una buona capacità di guardarmi intorno e, strano a comprendere forse, non sono molto curiosa! Grazie ai lettori di WWWITALIA per l’attenzione che riservano ai miei scritti e mi auguro di non deluderli mai. mariapaolabattista@wwwitalia.eu

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