COACH ANTONIO PETILLO ALLENATORE BENEMERITO…….DI VITA

Ho incontrato ieri, sabato 4 gennaio, coach Antonio Petillo presso il Bosco di Capodimonte a Napoli, dove sta svolgendo un allenamento con i suoi allievi della società di pallacanestro Kouros Napoli perché mi racconti della sua attività di allenatore.

A dicembre scorso lei è stato nominato dal CNA della FIP allenatore benemerito, un’onorificenza ricevuta solo dagli allenatori che si distinguono nella loro carriera. È un giusto riconoscimento considerando la dedizione che lei ha nei confronti del basket. Allora facciamo un po’ di storia raccontando da quanto tempo è nel mondo della pallacanestro.

Ne faccio parte dapprima come giocatore dal 1971 e da allenatore dal 1977. Questo riconoscimento viene dato anche ad allenatori che durante il corso della loro carriera oltre al loro impegno per la promozione del basket, in particolare, abbiano anche lavorato all’interno della Federazione contribuendo alla crescita e allo sviluppo di questo sport nonché della Federazione stessa. Io, ad esempio, sono anche formatore e sono stato RTT (Responsabile Tecnico Territoriale) della Regione Campania per molti anni e anche a livello nazionale apportando, quindi, il mio contributo alla Federazione per l’espansione del nostro Sport.

Considerando che ad esempio negli Stati Uniti, paese in cui il basket è tra gli sport più amati e praticati, nonché seguiti, la maggior parte dei settori giovanili sono seguiti da allenatori di grande esperienza, cosa che qui in Italia avviene raramente, in quanto spesso gli allenatori dei settori giovanili “crescono” insieme ai ragazzi, cosa consiglierebbe a un giovane che si appresta ad intraprendere la carriera di allenatore considerando anche, appunto, il suo punto di vista di formatore?

Per quanto riguarda gli allenatori consiglierei sicuramente di avere l’umiltà per cercare di migliorarsi sempre, di conoscere, informarsi, mettersi continuamente in discussione e cercare, in particolare, anche quando si seguono i clinic o le partite, di cogliere quello spunto interessante che va a stratificare le proprie conoscenze. Molto spesso dopo un clinic o dopo una partita si pensa di non aver visto o sentito niente di nuovo mentre il segreto è nel cogliere quella sfumatura che va ad unirsi e sommarsi alle proprie conoscenze. Non esiste mai nulla di improvviso, in nessun campo, ma è necessario avere la capacità di riuscire a cogliere la qualità di un piccolo elemento, che va ad arricchire le proprie conoscenze e, di conseguenza, l’umiltà per poter osservare tale sfumatura.

Mentre ai ragazzi cosa consiglierebbe?

Gli strumenti di crescita di un giocatore sono l’individuazione di un allenatore preparato, che abbia le competenze e le conoscenze utili da trasmettere al giocatore; secondo strumento è la quantità degli allenamenti cioè la quantità della ripetizione del nuovo gesto motorio acquisito, insegnato dall’allenatore; terzo strumento è la competitività all’interno dell’allenamento. Cioè, allenarsi con compagni che fungono da ostacoli e non da alleati, dà la possibilità di crescere e di confrontarsi in maniera più difficile, aumentando il livello di competitività.

Tutto ciò considerando però, che non sempre i ragazzi possono scegliere gli allenatori con cui allenarsi.

A volte sono anche i genitori dei ragazzi che, per motivi logistici, scelgono la società che è più comoda per loro, perché magari è più facile da raggiungere. Se il giocatore è ambizioso deve comunque cercare questi tre strumenti e individuare la società che può dargli le potenzialità per crescere. Non a caso, sebbene noi ci alleniamo in impianti molto modesti o scolastici comunali, che non sono gestiti proprio alla meglio, cerchiamo di fornire all’interno di quel contenitore il migliore contenuto possibile.

Qual è la sua giornata tipo?

La mattina vado in giro per gli adempimenti della società tra Comuni, palestre, dirigenti scolastici, acquisizione di attrezzature come i palloni o le magliette e questo è un lavoro molto faticoso mentre dalle 16 alle 21,30 sono in palestra a seguire i gruppi o ad allenare direttamente il mio. È stato sempre così.

A cosa si sta dedicando in particolare?

Adesso stiamo cercando di seguire questi nostri ragazzi, in particolare io alleno gli under 15 e gli under 16 ma seguo anche gli under 13 e gli under 14. In particolare ora sto seguendo proprio gli allenatori che fanno parte del nostro staff perché richiedo che siano aggiornati e che seguano i principi di cui abbiamo parlato prima. Non che debbano fare tutti le stesse cose, chiaramente, dato che ognuno ha la propria libertà e personalità, ma tutti devono capire il basket che facciamo noi e partendo da là inserire le proprie idee. Abbiamo uno staff quest’anno di cui sono molto orgoglioso; in 12 anni di Kouros credo di avere oggi i migliori perché, tra l’altro, sono tutti miei ex allievi, per cui sono in linea con le mie idee ma, al di là della parte tecnica, il rigore in allenamento, il rispetto degli orari, non mancare mai è quello che esigo in particolar modo. Io stesso oggi ho dei ragazzi che stanno facendo due tornei in due città diverse e sarei potuto andare a seguirli considerando che è sabato e non c’è il campionato, ma sono qui a fare allenamento perché il rigore è alla base di tutto. Saremo qui anche domani che è domenica.

Qual è secondo lei il valore sociale del basket?

Il valore sociale è proprio il confronto in quanto molti ragazzi oggi hanno pochissima autostima e sono iperprotetti in famiglia. Agonismo vuol dire confrontarsi con altre realtà, con compagni di squadra diversi e imparare a risolvere da soli i problemi.

Cosa si potrebbe fare di più, a suo parere, e quali sono le principali carenze che si riscontrano attualmente nel mondo della pallacanestro italiana? Lei prima parlava del lavoro stressante che fa per la società, che non è soltanto allenare ma, piuttosto, andare in giro per uffici. In particolare al sud tutto questo riguarda soprattutto la carenza di strutture che, purtroppo, noi non abbiamo.

È difficile rispondere perché sono ragioni proprio di politiche internazionali che comportano dei regressi o dei progressi anche nel mondo del basket. Non credo che negli anni 80-90 ci fossero più strutture quando, ad esempio, l’Italia è stata vice campione d’Europa o campione d’Europa con Sandro Gamba. Come anche dal punto di vista della formazione si fa un grande lavoro. Quindi io sono convinto che sia un problema legato alle politiche. Ad esempio oggi per un presidente di una società è più facile prendere un giocatore straniero già preparato, già istruito ed esperto piuttosto che crescere dei giovani che costano, sia sotto il profilo organizzativo che di formazione, di costi per attrezzature e così via. Con pochi soldi un presidente può prendere lo straniero, sceglierselo, cambiarlo quando vuole, piuttosto che far crescere un giocatore in società che è oneroso anche dal punto di vista delle responsabilità.

Forse anche per questo i settori giovanili spesso sono poco curati, perché ci sono troppi ostacoli?

Sicuramente per questo, perché non è un problema tecnico di formazione di giovani o di poche strutture, non credo assolutamente. È un problema legato a ciò che avviene nelle attività in genere; l’esempio potrebbe essere quello che nonostante si parli tanto di disoccupazione, moltissimi lavori tra quelli più umili non sono più svolti da italiani ma da stranieri. È così dovunque. Quindi andrebbe cambiato tutto il mondo del lavoro; però in che modo, io non lo so, perché questa è una risposta politica più che tecnica.

Tornando al riconoscimento avuto vuole aggiungere altro?

Vorrei aggiungere che lo devo soprattutto ai ragazzi incontrati nei vari anni, perché sono sempre stati loro la mia più forte motivazione. Mi sono trovato ad allenare in serie A, come in tutte le categorie, senza averne l’ambizione specifica. Non ho mai puntato su me stesso ma il mio obiettivo era sempre quello di far crescere i ragazzi. Quindi è stata una continuità del lavoro, una stratificazione che mi ha portato fino alla serie A, non tanto il mio obiettivo.

Lei potrebbe ancora oggi allenare in Serie A, però non lo fa. Tanti bravi allenatori che ho avuto l’onore e il piacere di conoscere e di intervistare mi hanno spesso detto che si dedicano all’attività di Serie A perché è una fonte di guadagno, un lavoro, mentre se potessero sceglierebbero il settore giovanile, perché è lì che si possono trovare le giuste motivazioni.

Sì, infatti, la mia carriera è stata caratterizzata proprio da questo aspetto: io non ho mai lasciato il mio lavoro. Ho lavorato per 44 anni in un’azienda grafica privata, dove chiaramente avevo molti più doveri che diritti, e contemporaneamente ho allenato sia in serie A e B cercando di gestire i miei orari dato che la ditta lavorava 24 ore su 24. Io ho fatto contemporaneamente 8 ore al giorno in azienda e 8 – 10 in palestra ma non ho mai lasciato il lavoro proprio per non essere costretto a fare l’allenatore per mestiere, scegliendo invece di fare l’allenatore per far crescere le squadre. Anche quando ho allenato in serie A il mio obiettivo è stato quello di inserire giovani, di farli crescere e di lanciarli.

Grazie a coach Petillo per i suoi principi e la dedizione nell’insegnare, tramite lo sport, i valori e i sani principi della vita. Grazie all’acquisizione dell’autostima, della sicurezza e della giusta competizione, i ragazzi possono riuscire a vivere perseguendo le loro aspirazioni e coltivando la speranza di una vita migliore.

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About Maria Paola Battista

Amo ascoltare, leggere, scrivere e raccontare. WWWITALIA mi dà tutto questo. Iniziata come un’avventura tra le mie passioni, oggi è un mezzo per sentirmi realizzata. Conoscere e trasmettere la conoscenza di attori, artisti, scrittori e benefattori, questo è il giornalismo per me. Riguardo ai miei studi, sono sociologa e appassionata della lingua inglese, non smetto mai di studiare perché credo che la cultura sia un valore. Mi piace confrontarmi con tutto ciò che è nuovo anche se mi costa fatica in più. Difetti? Non ho una buona capacità di guardarmi intorno e, strano a comprendere forse, non sono molto curiosa! Grazie ai lettori di WWWITALIA per l’attenzione che riservano ai miei scritti e mi auguro di non deluderli mai. mariapaolabattista@wwwitalia.eu