Di padre in figlio, storia della Scandone

Di padre in figlio

La presentazione del libro ieri sera ad Avellino

Chiunque si rechi al PaladelMauro di Avellino per assistere a una partita di basket della Sidigas Scandone, non può non vedere in curva Sud, nel settore degli Original Fans, sventolare una bandiera. È una bandiera molto grande, bianca, con un disegno di un papà e un figlio che si tengono per mano. Sulla bandiera c’è  una scritta che recita “di padre in figlio”.

Una frase semplice, di poche parole che, però, ha un significato imprescindibile in quanto sta ad indicare qualcosa che si tramanda di generazione in generazione: la passione per la Scandone. Quelli rappresentati sono, infatti, un papà avellinese che è stato uno dei primi a giocare a basket e un figlio, che oggi sventola con orgoglio quella bandiera in ogni partita.

Ebbene oggi Di padre in figlio diventa il titolo del libro edito da Terebinto scritto da Giovanbattista La Rosa, Giuseppe Matarazzo e Generoso Picone, giornalisti  appassionati di basket.

copertina di padre in figlio

Il libro è stato presentato ieri sera presso la sala Grasso della Provincia di Avellino. Sono intervenuti gli autori e ha moderato la giornalista Titti Festa.

Nel suo saluto, ella ha precisato che pur essendo un po’ estranea al mondo del basket, perché appassionata di calcio, è stata molto contenta dell’invito fattole in quanto ha letto il libro con grande piacere.

Il suo coinvolgimento è dimostrato dalle stimolanti domande che Titti Festa rivolge ai convenuti, dopo aver brevemente spiegato che il libro si compone di una parte storica, una fotografica e una terza in cui sono riportate le interviste ad alcuni protagonisti più e meno recenti del basket avellinese.

Così la prima domanda è rivolta proprio ad uno degli autori del libro, Giuseppe La Rosa, a cui quella bandiera di cui scrivevo prima ha destato una grande attenzione. Egli rivela che la bandiera rappresenta un papà e un figlio, che sono Gigetto e Vincenzo Valentino, e che proprio questo gli ha dato lo spunto per poter iniziare il libro volendo, appunto, ripercorrere la storia di una passione perché il papà ne era stato agli albori, insieme ad altri giovani avellinesi, e il figlio dopo essersi per qualche anno dedicato alla pratica, oggi vive quelle stesse emozioni come tifoso, anzi come Original Fan “storico”.

Nel corso delle ricerche per la stesura del libro, La Rosa ha avuto occasione di conoscere tante persone appartenute alla storia della Scandone e, sollecitato da Titti Festa, racconta di essere rimasto molto sorpreso quando ha intervistato l’ex  giocatore biancoverde Mescheriakov, il quale pur avendo giocato solo un anno ad Avellino, tornandoci poi come avversario lo scorso anno per la coppa, ricordava ogni cosa del suo campionato 1999-2000 ad Avellino che, fra l’altro non fu un anno come tanti perché ci fu la promozione dalla serie A2 alla A1.

La riflessione dell’autore torna poi alla scritta della bandiera perché così come si tramanda una passione del genere da padre in figlio, questa passione va anche ad accomunare le persone, si trasmette tra i giovani, tra gli amici e in famiglia, come è accaduto a lui che oggi ha tra i suoi più cari amici persone conosciute grazie al basket.

L’ultima cosa, per rispondere alle domande della moderatrice, è l’augurio che possano nascere presto dei campioni avellinesi.

Generoso Picone immagina molto poeticamente che il basket ad Avellino sia nato in Via de Conciliis che “subiva” l’influenza americana dovuta alla vicinanza con la caserma (siamo, quindi, negli anni del dopoguerra). In realtà quel luogo fu del tutto casuale dato che lì abitavano semplicemente i ragazzi che iniziarono a giocare a basket.

Giuseppe Matarazzo, che si è occupato nel libro di raccontare i luoghi racconta, appunto, che la storia del basket ad Avellino è legata indissolubilmente ad alcuni luoghi.

I primi protagonisti giocavano nella palestra del liceo Pietro Colletta e anche qui già si vede il rapporto generazionale strettamente legato alle radici cittadine che  ha la pallacanestro.

La prima parte della storia della Scandone mette insieme delle personalità e solo dopo diventa collettiva perché coinvolge. Non bisogna dimenticare la tradizione orale dei racconti che è venuta prima delle fonti scritte e dei report giornalistici.

Da qui, anche per Matarazzo, l’importanza delle relazioni: uno sport diventa di successo quando è un veicolo di trasmissione ed è ciò proprio che è avvenuto alla Scandone.

Tra i giocatori di basket di tanti anni fa, sebbene sia ancora giovane, c’è anche Gianluca Festa  che ricorda proprio quel momento del passaggio dalla serie A2 alla A1 perché lui ebbe la fortuna di fare parte di quel Roster e la cosa che non potrà mai dimenticare è quel grido che lo accompagnò nel suo percorso da una lunetta all’altra. Racconta Gianluca Festa che in quel momento si pensano davvero infinite cose. Ricorda anche i sacrifici che si facevano allora, quando non esistevano trasferte brevi ma solo per raggiungere un’altra città d’Italia ci si impiegava la giornata intera. Si mangiava soltanto un panino, ma al ritorno,  qualcuno aveva magari l’opportunità di stendersi su due sediolini durante il viaggio, ma i più dovevano accontentarsi di avere almeno guadagnato un seggiolino nel pullman. Il motivo per cui si facevano questi sacrifici era il piacere di essere convocati in prima squadra, perché si viveva per quello.  A proposito di sacrifici, ricorda addirittura un presidente, Ciro Melillo, presente in sala e poi intervenuto nella presentazione,  che ipotecò la propria casa per iscrivere la Scandone al campionato.

Quindi la serie A di oggi, i successi di oggi, la rappresentatività di una città in tutta Europa che viene dal basket è frutto della sua storia, non è certo una cosa nata oggi.  E, parlando di  storia, Gianluca Festa menziona gli Original Fans che nacquero proprio nell’anno della promozione. Da allora  accompagnano la squadra e ne hanno costituito  la grande fortuna  perché oggi il basket è qualcosa che accomuna, che tiene insieme coetanei, famiglie e  tutta la provincia avellinese.

Dei tifosi parla con orgoglio anche il professore Giuseppe Saviano, delegato Coni per la provincia di Avellino, sottolineando che il sostegno dei tifosi non è mai mancato neanche nei momenti difficili quando c’era lo spettro della retrocessione. Persone serie sia tra i dirigenti che tra i soci sostenitori  hanno fatto sì che la Scandone diventasse l’eccellenza, un’eccellenza che oggi è un tesoro e va tenuto bene. La sua speranza è che questo successo e questa importanza siano presto in tutti gli sport e quello che è stato un merito della Scandone, cioè essersi saputa conservare, guadagnare e perpetuare i tifosi, contagi anche gli altri sport che, pur avendo maggiori tesserati, non hanno un tale seguito.

Un lettore del libro, a cui è piaciuto davvero molto, è Nicola Alberani per il quale il libro è stato un importante tassello storico che a lui mancava. La storia è responsabilità degli eventi per cui ricordare serve a “tirare le orecchie” a chi oggi opera nel settore.

È il percorso dei sacrifici, infatti, che mette in risalto le responsabilità che oggi devono avere gli operatori del settore a cominciare dai giocatori e coinvolgendo tutto l’organigramma di un club. È facile pensare che tutto sia scontato mentre, invece, c’è una storia alle spalle.

La Scandone, a partire dagli ultimi anni, ha continuato a costruire moltissimo e ha portato sicuramente a sfiorare traguardi importanti. A volte sembra strano – continua Alberani – ma è molto più facile arrivare da quella che può essere una dodicesima posizione ad una terza mentre, invece, il gradino che separa le prime posizioni è davvero molto difficile da salire. Proprio per questo si è scelto di correre dei rischi, di fare dei cambiamenti ma  sempre per cercare di fare il massimo.

Le conclusioni spettano a Generoso Picone il quale precisa che il libro può essere visto da molteplici punti di vista: può rappresentare un romanzo, raccontato dai dialoghi e dalle vicende di Ciro Melillo e Menotti Sanfilippo, una memoria storica che attinge, però, da fonti e si è scelto per questo motivo di seguire una trama emozionale perché il libro è scritto da persone che, innanzitutto amano il basket e il farsi coinvolgere emotivamente è diventato proprio il suo punto di vantaggio. Si è voluto mettere in risalto il fatto che la Scandone abbia costruito una comunità, un gruppo forte, che è un fenomeno per la città di Avellino non facile, è importantissimo ma non facile.

Non era scritto da nessuna parte che il basket avellinese sarebbe diventato così importante, si è costruita una vicenda che oggi ha più di 70 anni e una passione che rispecchia la vita di una comunità e forse ne proietta le ambizioni che, sicuramente, -precisa Picone- non può diventare un riscatto.

L’invito è alla riflessione, ci si aspetta che il basket strutturi la sua vicenda in modo molto più pianificato e che, essendo un’impresa sportiva, investa al meglio, soprattutto nei settori giovanili.

La speranza è che il merito del libro possa essere quello di diventare la prima parte di un archivio proprio per continuare ad articolare nel tempo il sogno del basket.

Indubbiamente oggi la Sidigas Scandone Avellino, rappresenta la città in Italia e in Europa e su questo bisogna riflettere perché è importante che una piccola città, che assomiglia ad una metropoli solo per gli svantaggi, per lo sciupio di risorse e potenzialità, abbia, invece, una squadra che porti avanti il suo nome. Il passato, come scrivevo prima, è responsabilità, tutto ciò che è vitale diviene storia e va ricordato per dare ancora più enfasi al presente.

Sarebbe bello che proprio i ragazzi del settore giovanile della Scandone, leggessero il libro perché potrebbe aiutare loro a comprendere l’importanza di chi ha creato la Scandone e invogliarli a impegnarsi a portare con orgoglio il nome della squadra nel futuro.

Maria Paola Battista

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About Maria Paola Battista

Amo ascoltare, leggere, scrivere e raccontare. WWWITALIA mi dà tutto questo. Iniziata come un’avventura tra le mie passioni, oggi è un mezzo per sentirmi realizzata. Conoscere e trasmettere la conoscenza di attori, artisti, scrittori e benefattori, questo è il giornalismo per me. Riguardo i miei studi, sono sociologa e appassionata della lingua inglese, non smetto mai di studiare perché credo che la cultura sia un valore. Mi piace confrontarmi con tutto ciò che è nuovo anche se mi costa fatica in più. Difetti? Non ho una buona capacità di guardarmi intorno e, strano a comprendere forse, non sono molto curiosa! Grazie ai lettori di WWWITALIA per l’attenzione che riservano ai miei scritti e mi auguro di non deluderli mai. mariapaolabattista@wwwitalia.eu