Essere Umani, di Eugenio Corsi

Essere_Umani

Recensione e intervista all’autore

Essere Umani, di Eugenio Corsi, pagg. 110, Ed. Amazon, costo € 13,00

Un particolarissimo “reportage” di viaggio quello che Eugenio Corsi scrive nel suo Essere Umani.

Un libro di racconti ed emozioni costituito da due parti: la prima comprende ventisei racconti aventi come protagonisti alcuni abitanti della favela brasiliana della città di Maceió da lui incontrati, la seconda è formata da una breve raccolta di poesie.

Sono tanti e diversi i modi per raccontare la povertà e Eugenio Corsi lo fa con un’estrema pietà, donando ai suoi personaggi qualcosa che i diseredati spesso sentono di non avere più: la dignità.

Non è una pietà commiserevole ma, piuttosto, un sentimento di comprensione estrema che vuol rappresentare una realtà drammatica e, allo stesso, tempo che vive di sogno e di speranza.

Mostra, l’Autore, i volti di chi nasce povero e che della propria condizione è consapevole. Tale consapevolezza, però, non impedisce di sperare, sognare e essere felici di non stare peggio di come si è.

Bambine, bambini, giovani e adulti hanno in comune un destino già segnato dalla nascita.

Esiste una sola povertà?

Certo che no, sebbene spesso sia indicizzata e sembri una realtà oggettiva. Nel nostro mondo ci si sente poveri se non si ha lavoro o se non si hanno garanzie e speranze.

Ma non è questa la povertà che ha incontrato Eugenio Corsi.

È una povertà condizione di vita, dalla nascita alla morte con cui si convive quotidianamente senza drammi, pianti o maledizioni.

Eugenio Corsi è un appassionato di viaggi e fotografia e riesce anche con la sua scrittura a fermare delle essenze di vita che, nelle parole, manifestano  grande sensibilità e simpatia.

Ho chiesto a lui di rispondere ad alcune mie curiosità e lui, gentilmente, è stato disponibile.

Iniziamo dal titolo: Essere Umani e non Esseri Umani. Una vocale cambia tanto.

Sicuramente, ed è quella vocale che dà il senso alla nostra stessa esistenza. Apparteniamo ad una razza fatta di esseri, che dovrebbero essere umani, appunto, ma che, il più delle volte, dimenticano di esserlo ed agiscono trascurando i valori fondamentali della vita.

Lei ha incontrato persone ai limiti della sopravvivenza. Eppure, ogni volta, pur contenendo una tragicità, il racconto termina con un sorriso. A me è sembrato che è come se il sogno costituisca una sorta di “scudo esistenziale”. È la disperazione o la mentalità che fa sognare i poveri? 

Chi nasce povero, e come tale vive la sua esistenza, guarda al ricco ma difficilmente riesce ad immaginare cosa significhi anche il solo possedere un’auto o una bella casa. La povertà in queste persone è talmente profonda che potresti ritrovarla finanche nel loro DNA. Dall’altra parte, invece, anche chi è ricco non può intendere cosa significhi essere povero, è il sazio che non sa cosa sia il digiuno. Il povero vive una vita fatta di stenti e di disperazione ed è sicuramente quest’ultima che genera il sogno di una vita migliore. Un sogno che è sì “scudo esistenziale” ma anche speranza, quella di poter sopravvivere in maniera più dignitosa. Già riuscire a mettere il piatto a tavola tutti i giorni per chi “possiede il nulla” è di per sé un vero e proprio miracolo.

In quasi tutti i racconti vi è il riferimento alla fede in Dio. Un Dio, a volte, scritto anche sui muri. La religione serve a farsi forza?

Ovviamente sì. Ricordiamoci, però, che il Brasile è un paese che sia nel bene quanto nel male vive di eccessi e in tal senso anche la religione lo è. Riprova ne è la crescita esponenziale degli evangelici; le loro funzioni il più delle volte sono dei veri e propri show dove il credo, più che vissuto nel silenzio interiore, si trasforma in urlo da esteriorizzare. Ma è il risultato quello che conta e se anche urlare serve a farsi forza qualsiasi critica non può che restare effimera.

Indipendentemente da ciò che esprime nel libro, perché ha scelto di visitare il Brasile e cosa le ha insegnato la gente delle favelas?

Ho iniziato a conoscere il Brasile da turista. I miei primi viaggi erano quelli di una persona sicuramente curiosa ma nel contempo impaurita di spingersi oltre. Solo col tempo, e dopo avere imparato la lingua, mi sono deciso a conoscere la realtà delle favelas e la loro gente, quella stessa gente che mi ha insegnato che per vivere basta davvero poco. Nella povertà ti rendi conto di quanto siano importanti il tempo e la salute. Quando ti svegli al mattino e sei integro, credente o meno, è sempre un miracolo. Dovremmo imparare un po’ tutti a non considerare l’effimero di primaria importanza e dare valore alle piccole cose, alla semplicità, al rispetto di noi stessi e degli altri. Oggi sicuramente so di essere una persona migliore ma il cammino è ancora lungo ed ho ancora tanto da correggere.

Il Brasile è da molti considerato un paese in cui poter vivere felicemente. Eppure lei dimostra che per essere sentirsi felici basta poco.

Il Brasile è un paese che vive molto di facciata. La cartolina che solitamente ci viene fornita è quella legata al carnevale di Rio, ai paesaggi mozzafiato, alla natura rigogliosa, alle spiagge infinite e alle donne bellissime e facilmente conquistabili. In pratica la maggior parte delle persone sono convinte che si tratti di un vero e proprio paradiso in terra. Ma vi è anche il rovescio della medaglia fatto di grande violenza, corruzione, prostituzione minorile, droga, alcool e tanto altro ancora.  Puoi trovare la felicità nel sorriso dei bambini e nei volti segnati, eppur sereni, degli anziani.

Cosa le piacerebbe donare, se lei potesse, alle persone che ha conosciuto?

Il mio sogno è quello di mettere su una scuola di arti varie che comprenda teatro, musica, scrittura creativa e danza ma sono ancora ben lontano. Per il resto, quando ho vissuto lì, nel mio piccolo, ho sempre cercato di donare qualcosa: dalla spesa quotidiana, al pagamento di una bolletta, al vestiario. Anche qualche amico dall’Italia ha contribuito ed è stato un gesto molto nobile di cui ringrazio ancora.

Anche le poesie sono il risultato del viaggio?

Definirle poesie mi sembra un po’ eccessivo. Ho preferito chiamarle “emozioni” in quanto tali penso che siano. Comunque si, tutto il libro è frutto della mia permanenza in Brasile. Ringrazio tutti coloro che lo hanno letto donandomi grandi attestati di stima. E ringrazio soprattutto Pippo Franco per la bellissima prefazione che mi ha concesso.

Dove è possibile acquistare il libro?

Sulla piattaforma di Amazon, semplicemente inserendo nella ricerca il mio nome e cognome.

Grazie a Eugenio Corsi.

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About Maria Paola Battista

Amo ascoltare, leggere, scrivere e raccontare. WWWITALIA mi dà tutto questo. Iniziata come un’avventura tra le mie passioni, oggi è un mezzo per sentirmi realizzata. Conoscere e trasmettere la conoscenza di attori, artisti, scrittori e benefattori, questo è il giornalismo per me. Riguardo ai miei studi, sono sociologa e appassionata della lingua inglese, non smetto mai di studiare perché credo che la cultura sia un valore. Mi piace confrontarmi con tutto ciò che è nuovo anche se mi costa fatica in più. Difetti? Non ho una buona capacità di guardarmi intorno e, strano a comprendere forse, non sono molto curiosa! Grazie ai lettori di WWWITALIA per l’attenzione che riservano ai miei scritti e mi auguro di non deluderli mai. mariapaolabattista@wwwitalia.eu