Inferno 1860, un noir napoletano scritto da Marco Lapegna. Recensione e intervista all’autore

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Inferno 1860, di Marco Lapegna, Rogiosi Editore, 398 pp, costo € 18,00

Inferno 1860 è un giallo scritto da Marco Lapegna per Rogiosi Editore.È ambientato a Napoli nei giorni in cui Garibaldi sbarcò in Sicilia per liberare il Sud Italia dai Borbone. Inferno 1860 offre al lettore tre scenari. Il primo è quello che riguarda l’ambientazione storica che non ha semplicemente il ruolo di sfondo, ma è una vera e propria trattazione degli eventi che accaddero a Napoli durante quel periodo importante e fondamentale per ciò che sarebbe accaduto in città e nel Meridione in seguito.  Una trattazione dalla quale si evince la transizione da un regno all’altro con i suoi risvolti nella vita di ogni giorno. I sentimenti che animarono entrambe le fazioni, quella dei reazionari fedeli ai Borbone e i liberali che acclamavano l’Unità di Italia. Il fermento della rivolta, il cambiamento di ruolo delle istituzioni, in particolare i risvolti nei corpi di polizia che poco alla volta videro sopraffatta la loro autorità dagli associati alla camorra e dai delinquenti di ogni specie. Il secondo ritratto, che mi ha affascinata moltissimo, è quello del popolo. Di solito leggiamo delle rivolte, delle rappresaglie ma, effettivamente, come visse la gente quel periodo? Cosa cambiò per loro? La povertà, la ricchezza, il cambio di governo, cosa significò per chi giornalmente doveva combattere contro la fame? Ma non solo questo. Il popolo appare gretto, ignorante, un popolo che meno sa e meglio è, che prima, durante e dopo la guerra, ne rimane sempre vittima e mai vincitore.Il popolo è visto attraverso le abitudini e i costumi, rappresentato nel dramma dell’abbandono e della disoccupazione e nella speranza del cambiamento. Il terzo ritratto è quello del protagonista. Un poliziotto, dedito al suo lavoro che incappa in una indagine complicata soprattutto per i tempi che corrono. Egli è, infatti, ostacolato in ogni modo dagli eventi, dal cambiamento repentino della situazione, dall’isolamento che subisce da parte delle cosiddette “Autorità” a lui superiori. Il giallo si dipana all’interno degli eventi storici, seguendo un doppio binario: da una parte l’indagine da risolvere, dall’altra le difficoltà personali dovute ai motivi di cui sopra.

L’indagine, alla lettura, risulta coinvolgente e ricca di particolari che seppure minuziosi non lasciano trapelare il finale abbastanza sorprendente della storia.

Il luogo, Napoli, si presta bene all’intrigo. I suoi vicoli, le piazze, i palazzi sontuosi che ancora oggi fortunatamente esistono, sono parte integrante e fondamentale della vicenda e la loro descrizione arricchisce senza mai appesantire la narrazione, anzi coinvolge il lettore nei percorsi nei quali il protagonista si avventura.

Marco Lapegna

Intervista all’autore

Sia dai riferimenti bibliografici che dall’esposizione mi è stata chiara sin dall’inizio la ricerca storica che ha preceduto e accompagnato la sua narrazione. Le chiedo, quindi, da dove nasce l’idea di trattare un periodo complesso come il 1860 e quanto tempo le ha portato via la ricerca della documentazione.

Il romanzo storico è il mio genere preferito perché fornisce un piano di lettura ulteriore rispetto ad un racconto ambientato nei giorni nostri. Esso, infatti, permette al lettore di spostarsi non solo nello spazio ma anche nel tempo, arricchendo notevolmente l’esperienza della lettura. Senza contare che la storia è un grande repertorio di esperienze umane in cui è possibile riflettersi e ragionare, con distacco, sul tempo presente. In particolare, vedo parecchie analogie tra i giorni nostri e il 1860. Ad esempio il processo di integrazione di stati diversi in un unico organismo sovranazionale, oggi ragioniamo di Europa unita così come nel 1860 si dibatteva di Italia unita. C’era chi voleva un Regno delle Due Sicilie sovrano e indipendente e chi voleva aderire ad un progetto unitario. Ed anche tra questi ultimi c’erano diversi, e spesso incompatibili, punti di vista. Un ulteriore motivo alla base di tale scelta risiede nel fatto che i mesi estivi del 1860 costituiscono uno spartiacque fondamentale nel Risorgimento italiano. Tale periodo è ben descritto nelle cronache del tempo, con una incredibile dovizia di particolari. Questo ha facilitato di molto il lavoro, dandomi l’opportunità di sfruttare un contesto già pronto in cui dovevo solo ambientare la mia storia di fantasia. Divertente è stato intrecciare le piccole storie dei miei protagonisti con la grande storia di Napoli del 1860. Ho impiegato oltre due anni per avere una bozza soddisfacente, più alcuni mesi per la rifinitura. Ho lavorato soprattutto di sera alternando la lettura delle fonti e la scrittura, mentre durante gli spostamenti in auto e in metropolitana sviluppavo mentalmente la trama.

Ho letto nella sua biografia che lei è un insegnante di matematica. Non è la prima volta che incontro libri di narrativa scritti da uomini di scienza come anche ho avuto, in passato, la bella occasione di conoscere artisti che provenivano dal mondo della matematica. In fin dei conti, sebbene sia la scienza esatta per eccellenza, essa acuendo l’ingegno apre la mente e facilita la libertà verso la fantasia. Un uomo abituato ai numeri, ai calcoli, alle regole come si approccia alla fantasia e alla libertà della scrittura?

È un piacevole passatempo scoperto di recente, dopo un infortunio che mi ha tenuto bloccato a casa per un paio di mesi. Prima di questo romanzo, infatti, ne ho scritto un altro più breve ed ambientato nei giorni nostri, che considero però come un esperimento, una palestra che mi ha permesso comunque di riflettere su alcuni errori commessi. Ho cominciato a leggere i romanzi di altri autori con occhi nuovi, interessandomi anche ai trucchi, alle tecniche e allo stile. Anche qualche manuale e blog di scrittori in rete sono stati molto utili.  In definitiva, la scrittura di questo romanzo è stato un tipico “divertissement” che mi ha dato l’opportunità di raccontare una storia, approfondendo al tempo stesso alcuni argomenti che suscitano la mia curiosità e che non appartengono direttamente al mio lavoro. Nonostante il grande interesse verso il genere, la scrittura di romanzi storici non è comunque la mia occupazione professionale, per cui ho seguito più l’istinto che una pianificazione dettagliata di tutta la storia, ma ho cercato di comunque di utilizzare una metodologia basata sullo studio delle fonti a me comunque familiare, anche se in genere applicata in ambito scientifico. In ogni caso, raccontare storie attorno ad un fuoco, vere o inventate che fossero, è una delle attività più antiche dell’uomo, quella che forse ha permesso lo sviluppo del linguaggio e delle prime società preistoriche. Ho scritto il romanzo con questo spirito, con l’obiettivo di sorprendere e interessare gli amanti della città di Napoli, della storia e dei racconti noir. Vorrei anche dire che vedo delle affinità tra la matematica e la scrittura di un romanzo storico: entrambi richiedono un rispetto rigoroso di alcune regole e del contesto in cui ci si pone, ma poi si può dare libero spazio alla fantasia e alla creatività.

Nel libro gli eventi storici predominano nel destino di ognuno più del solito. Ho visto un popolo abbandonato ma incline alla speranza, come avviene sempre durante i cambiamenti che poi regolarmente finiscono con il deludere, una città sul cui destino incombe la presenza della camorra che gestisce l’illecito e che è anche sostenuta dalle forze politiche per spazzare via il vecchio e fare da battistrada al nuovo.

Napoli, al pari dei personaggi di fantasia che portano avanti la trama poliziesca, è l’altra grande protagonista del romanzo. Una città nella quale si fronteggiano vari punti di vista: non solo chi attende in maniera passiva la caduta della dinastia dei Borbone, ma anche chi cerca di preparare l’avvento dei tempi nuovi. Ovviamente il dibattito politico era limitato a coloro che avevano studiato: clero, nobiltà e borghesia. Una minoranza rispetto alla gran parte della popolazione il cui unico obiettivo era invece arrivare a sera con qualcosa da mangiare. Tra le fonti storiche utilizzate per descrivere la società napoletana nel 1860, particolare importanza hanno rappresentato quelle relative al ruolo della polizia e dei suoi rapporti con la criminalità. Da queste emerge un suo ruolo principalmente politico soprattutto dopo il 1848, con un impegno maggiore nella repressione degli oppositori alla dinastia piuttosto che dei traffici della malavita la quale aveva, quindi, mano libera nella gestione delle attività illecite. Questo atteggiamento repressivo nei confronti della popolazione screditò del tutto i rappresentanti della polizia, al punto che questi furono ben presto soprannominati “I Feroci”, mentre a fine giugno 1860 furono addirittura assaltati i commissariati di quartiere. A mio avviso, l’idea del primo ministro Liborio Romano di coinvolgere la camorra fu, quindi, soprattutto strumentale alla gestione dell’ordine pubblico in un momento di grande caos. Egli, infatti, non si fidava della Polizia del Regno fortemente compromessa con il mondo reazionario legato alla dinastia dei Borbone ed invisa alla popolazione. Ma quell’accordo, con cui si garantiva ai capi della camorra l’immunità per i reati pregressi in cambio della fedeltà a Liborio Romano, funzionò e permise a quest’ultimo di poter contare su un corpo alle sue dirette dipendenze per mantenere l’ordine pubblico in città fino all’arrivo di Garibaldi. Sinceramente non vedo quell’evento come la nascita di un sodalizio tra politica e criminalità che arriva fino ai giorni nostri, ma esso sicuramente è rappresentativo di un metodo con cui periodicamente la politica si serve della criminalità (e viceversa) per perseguire i propri fini. Ovviamente, una volta che la criminalità si è inserita nel corpo dell’amministrazione pubblica, tornare indietro e sbrogliare quell’intreccio non è facile e tra l’altro non è neanche una caratteristica peculiare del Meridione d’Italia.

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About Maria Paola Battista

Amo ascoltare, leggere, scrivere e raccontare. WWWITALIA mi dà tutto questo. Iniziata come un’avventura tra le mie passioni, oggi è un mezzo per sentirmi realizzata. Conoscere e trasmettere la conoscenza di attori, artisti, scrittori e benefattori, questo è il giornalismo per me. Riguardo ai miei studi, sono sociologa e appassionata della lingua inglese, non smetto mai di studiare perché credo che la cultura sia un valore. Mi piace confrontarmi con tutto ciò che è nuovo anche se mi costa fatica in più. Difetti? Non ho una buona capacità di guardarmi intorno e, strano a comprendere forse, non sono molto curiosa! Grazie ai lettori di WWWITALIA per l’attenzione che riservano ai miei scritti e mi auguro di non deluderli mai. mariapaolabattista@wwwitalia.eu