Jason Rich si racconta (with English version)

Jason_Rich

Intervista alla guardia della Sidigas Scandone Avellino

Dopo gli Stati Uniti e varie tappe europee e italiane, il giocatore Jason Rich, quest’anno alla Sidigas Scandone Avellino, mi ha gentilmente concesso la seguente intervista.

Jason, tu hai giocato in molte squadre. A partire dagli Stati Uniti, poi in Israele, in Europa, una volta a Cantù e due a Cremona. Oggi sei ad Avellino che è una piccola città. Come vive un giocatore di basket l’integrazione e gli adattamenti da un luogo a un altro ?

All’inizio della mia carriera fu molto difficile, fuori dagli Stati Uniti, adeguarmi a posti nuovi, specialmente nelle piccole città dove è difficile trovare posti buoni come ristoranti e negozi. Non è stato difficile adattarmi a vivere ad Avellino perché ho già vissuto e lavorato in città piccole e perché i miei compagni di squadra avevano lavorato qui prima.

Ogni società ha una sua gestione e ogni squadra un suo allenatore. Quindi diversi modi di pensare e di affrontare le gare. Oltre i fondamentali, che ad un certo livello credo siano acquisiti, è difficile per un professionista adattarsi ogni volta ad un pensiero e a un gioco diverso?

Può essere difficile solo se un giocatore non è disponibile al cambiamento. Come tu hai detto ogni allenatore ha diverse strategie e idee che crede siano necessarie perché la squadra abbia successo, ma qualche volta i giocatori cercano di tornare a ciò che li ha fatti vincere in passato. Così è necessario trovare un equilibrio tra entrambe le cose ed è anche importante fidarsi di cosa l’allenatore e la società hanno detto.

Spesso, quando assisto alle partite, noto che se si incontrano dei giocatori che hanno giocato insieme in passato, si abbracciano cordialmente. Sono curiosa di sapere se si instaurano dei particolari rapporti di amicizia dovuti all’empatia o al meglio comprendersi e, soprattutto, se essi durano nel tempo. Tu quanti amici hai?

Questa è una domanda interessante. Ogni squadra in cui ho giocato ha avuto ragazzi con cui ero in amicizia, ma andare oltre la stagione per mantenere questa amicizia più a lungo è un po’ più speciale e non è così comune. Ho avuto molti più compagni di squadra che amici, cioè amici di vecchia data. Io penso di essere stato fortunato: nelle ultime tre o quattro squadre in cui sono stato, ho acquistato amici e in ognuna di quelle squadre ci sono amici con cui parlo ancora oggi. Parliamo di tutto dal basket alla famiglia o organizziamo per incontrarci.

Sempre durante le partite qualche volta (come capita a tutti) sembri stupirti delle decisioni arbitrali. Il tuo volto diventa molto eloquente in quei momenti. Quanto pensi sia determinante ai fini del risultato di una partita il modo di arbitrare e hai notato nella tua carriera differenze notevoli tra un luogo e un altro?

Non penso che ci siano molte differenze tra un paese e un altro se non si è sempre d’accordo con l’arbitro. Penso che sia difficile dire se abbia influenza sul punteggio finale ma le decisioni all’interno dei giochi hanno un esito positivo o negativo sulla squadra, forse sulla capacità della squadra di rimanere nel gioco se non sentono chiamate arbitrali  giuste. Penso che l’espressione del mio viso qualche volta dica che cosa sto pensando, altre che cosa avrei potuto fare che sono due cose diverse. Qualche volta devi pensare a due o tre giochi che hai in mente di cui hai bisogno per risolvere velocemente il gioco.

Al momento sei tra i migliori  realizzatori del campionato, e potresti vincere il titolo di capocannoniere o nvp del campionato. Che importanza dai a questi riconoscimenti?

Non penso siano tanto importanti quanto ciò che  la squadra sta cercando di fare per vincere il campionato o la Fiba Europe Cup. Come giocatore, non giochi per avere il tuo successo individuale. Raggiungere questi riconoscimenti alla mia età è una bella cosa, non la più importante ma significa qualcosa.

In campo tu sei uno dei giocatori con più esperienza. Ti capita che gli altri vengano da te a chiedere consigli o spiegazioni?

Assolutamente si. La maggior parte dei giovani della squadra sanno che io ho esperienza, che ho giocato in tante squadre diverse in luoghi diversi.

Secondo te che cosa fa diventare di un giocatore un campione?

Questa è una domanda molto bella. Penso che sia una delle tante cose che i fans o le persone non vedono: le innumerevoli ore che trascorri per diventare migliore nel tuo lavoro e quanto davvero sei bravo a rimanere concentrato.

Qual è il consiglio che daresti a un giovane under 15 o 18?

È importante non aver paura  di uscire e realizzare i tuoi sogni. Arriveranno con molto duro lavoro ma è necessario; è eccitante vedere miglioramenti in te stesso attraverso il duro lavoro. Così io direi ad ogni giovane giocatore di andare là fuori qualunque sia la cosa che vuol fare.

Come trascorri il tempo al di fuori del basket?

Non abbiamo molto tempo libero, ma quando posso cerco di andare in qualche posto e fare qualcosa con mia moglie, che dice che il mio tempo libero non è mai abbastanza. Noi cerchiamo di andare sempre a vedere qualcosa di diverso in città o in luoghi vicini. Trascorriamo il tempo insieme, cuciniamo qualcosa insieme, usciamo, facciamo qualcosa di rilassante.

Hai assaggiato la cucina irpina? Cosa ti piace?

Mi piace la pizza. La mangio almeno una volta a settimana. Ho provato tre o quattro gelaterie. Penso che il cibo nel Sud sia molto diverso… possono prendere qualsiasi cosa e farla diventare molto saporita. È molto diverso.

Vuoi dire qualcosa al pubblico avellinese?

Ai tifosi? Certo. Di continuare a rimanere con noi. Tutti noi capiamo la passione e l’energia che essi ci danno; io penso che per loro forse sia più importante del risultato.

 

Grazie e auguri a te e alla Sidigas.

Maria Paola Battista

@riproduzione riservata WWWITALIA.EU

Si ringrazia la Professoressa Josephine Maria Manganelli per la gentile collaborazione.

English Version

Jason, you have played for a lot of teams, first in the United States, then in Israel, once for Cantù and twice for Cremona basketball teams.  Today you are a member of a football team of a small town like  Avellino.  I’d like to know how a basketball player experiences  integration and adjustment  to a new place.

At the beginning of my career outside the USA it was definitely  uncomfortable to adjust  to a new place, especially to a small town where it’s  difficult  to find  the best places.  It was not  so difficult to adjust  to living in Avellino because  I had  lived and  worked in small towns  and because my  teammates  had worked here in the previous  years.

Every  association has its  own management and every team has its own  coach.  This  means different ways of thinking and  facing  the matches.  Besides the basics, that I think are  acquired, is it difficult for a pro to  adjust to a new way  of reasoning  and to a different way to play, each time?

It can be difficult  only if  you are not willing  to accept  change.  As you said,  each  coach has  different strategies  and  different ideas  that he believes the team needs  to be successful, but sometimes  players  like  to go back  to what  made  them successful .  So, it’s  important  to find  a balance between both  but it’s also  important  to  trust  what the  coach and the management have  said.

When I watch  a match, I often notice that  two players, who have played in the same team in the past,  hug warmly.  So, I’m very interested in  knowing if  you easily make friends  due  to empathy or based on understanding of each other and, above all, I’d like  to know if those friendships last.  How many friends have you got?

That’s  an interesting  question.  Every team I’ve played  for has had  good guys who I was  friendly  with,  but to go just beyond the season  to keep that friendship longer  is a little more special and is not  as common. I’ve had  more teammates  than I’ve had  friends, you  know, long-time friends.  I think I’ve  been fortunate: on the last three or  four  teams I’ve been  I’ve gained  friends  and  on each one of those teams there are  guys  I still speak too  today. We talk about everything  from basket  to family to  or plans to meet each other.

During a match I also notice from your facial expression that you sometimes are  astonished  because of the referee’s decision. How much do you think  the referee’s  decision weighs  on the score of the match.  Have you noticed in your career remarkable dissimilarities between  a place and anothers?

I don’t think there are many dissimilarities  from one  country  to another  other than  you  don’t always agree  with the referee. I think it’s  hard  to say whether  it has influence on  the final score, but decisions within  the  games  do have a positive  or negative outcome on the team, maybe on the team’s  ability  to stay  into the game  if they don’t feel they’re getting  fair calls.  I think my facial expressions  sometimes  say  what I’m thinking and sometimes say what I’m thinking about which are two different things. Sometimes you have to think two or three plays ahead of what you need to  grab the momentum of the game.

At the moment you are   among  the greatest players in the championship, and you could win the title of top scorer or NVP of the championship.   How important  are  these recognitions?

 I don’t  think they’re as important as the team  goes in trying to win the Italian championship.  As a player  you don’t play   not  to be successful, you don’t play not to have  accomplishments individually.  Achieving those  things at my age is a pretty  good  thing, they’re  not the most important  but they do mean something.

You are one of the most experienced players. So you are a reference point.  Does it happen that others come to you to ask for advice or explanations?

Absolutely. Most of the guys on the team  know  that I have  experience , that I’ve played on a lot of different teams in a lot of different places. So I think they trust my opinion.

In your opinion  what makes a player become a champion?

That’s a  very good  question.  I think it’s a lot of the things  the fans or the people don’t see: the countless  hours  you spent  to  become better  at your  job  and really  how  well  you’re  able to stay focused in that  moment.

What  advice would you  give an under 15 or 18  player?

It’s  important just not to be afraid  to go out there and fulfil  your dream. It  comes with  a lot of hard  work  but that’s  necessary;  it’s exciting to see the improvements  in yourself  through hard work. So I’d say  to any  young player  just to go out there whatever it is you want to do.

How do you spend your free time  when you don’t play or train for basketball?

Well, we don’t have a lot of free time , but  when I  do I  try to go somewhere and  do something  with my wife, who says  my free time is never enough.  We always try to go and see something different  around the city or somewhere  close. We just spend time together , maybe  we cook  something together ,  go  for a nice  walk , just  something relaxing.

Did you try  the local cuisine? What dishes  do you like?

 I love pizza. This  is  something I’d  eat  at least once a week . I’ve tried three or  four different gelato places. I think the food in the south is very different….  They can take anything  and make it into  something very  tasteful . It’s  definitely  different. 

Would you like to say something to the audience of Avellino?

To the fans? Sure. To continue to stick with us.  All of us understand  the passion and the energy they want us to play with;  I think for them maybe this is more important  than the result.

 

Thank you and best wishes to you and to Sidigas.

Maria Paola Battista

 

I thank Mrs Josephine Maria Manganelli for her kind collaboration

@riproduzione riservata WWWITALIA.EU

 

 

 

 

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About Maria Paola Battista

Amo ascoltare, leggere, scrivere e raccontare. WWWITALIA mi dà tutto questo. Iniziata come un’avventura tra le mie passioni, oggi è un mezzo per sentirmi realizzata. Conoscere e trasmettere la conoscenza di attori, artisti, scrittori e benefattori, questo è il giornalismo per me. Riguardo ai miei studi, sono sociologa e appassionata della lingua inglese, non smetto mai di studiare perché credo che la cultura sia un valore. Mi piace confrontarmi con tutto ciò che è nuovo anche se mi costa fatica in più. Difetti? Non ho una buona capacità di guardarmi intorno e, strano a comprendere forse, non sono molto curiosa! Grazie ai lettori di WWWITALIA per l’attenzione che riservano ai miei scritti e mi auguro di non deluderli mai. mariapaolabattista@wwwitalia.eu

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