La cura dell’acqua salata

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Antonella Ossorio e il suo libro La cura dell’acqua salata a Angolazioni

Per curare il male devi affrontarlo

Continua la rassegna Angolazioni, presso l’Angolo delle Storie di Avellino, che giovedì 3 ha visto come ospite Antonella Ossorio e il suo libro La cura dell’acqua salata.

Ne hanno discusso con l’autrice, Emilia Bersabea Cirillo e Anna Catapano mentre le letture sono state curate dall’attrice Jessica Festa.

Coinvolgente, emozionante e simpatica la performance dell’attrice della Compagnia Proteatro di Baiano, che ha il merito di essere riuscita a “far vedere” i dialoghi tra i personaggi delle pagine scelte.

Particolarmente emozionata per lo stretto rapporto di amicizia con l’autrice, Emilia Bersabea Cirillo, la presenta come una scrittrice per l’infanzia in seguito produttrice anche di scritture per adulti.

E continua, Cirillo, dicendo che il libro si articola su un doppio binario narrativo partendo dal 1700 nella Galizia spagnola per arrivare fino a Napoli.

È una storia avventurosa e palpitante ed ha come protagonista un noto orafo, Brais Barreiro,  creatore del Sapo, un gioiello di straordinaria fattura di filigrana.

Sotto effetto dello stramonio, un preparato di una strega, Barreiro, una volta creato il gioiello dietro commissione,  non vuole più venderlo.

Da qui inizia la storia che si sposta fino a Napoli dove comincia la seconda parte con la nascita di una nuova discendenza che diventerà una famiglia di argentieri: la famiglia Romeo di Bagnoli.

Nel raccontare la storia delle famiglie, la scrittrice, racconta la storia di Napoli che è in guerra e che ha avuto tante occasioni per cambiare ma non ha mai voluto farlo.

Il Sapo diventa l’emblema di un destino già segnato a cui non ci si può sottrarre. Il gioiello sarà tramandato di padre in figlio con  un giuramento che li costringerà a custodirlo.

Parallelamente a questa linea di pensiero e comportamento maschile, vi è quella femminile. Le donne, che hanno voglia di rinnovarsi e di cambiare il destino, fanno gesti coraggiosi e provano a fare delle svolte.

Nella famiglia, ci sono anche sorelle, zii e un grandissimo personaggio che è il nonno, Ferdinando. Un pazzo che ha visto il mondo cambiare e ha subito tale cambiamento.

Sulla sua strada egli incontra l’architetto scozzese Lamont Young il quale aveva comprato un territorio vastissimo che andava dal Vomero alto fino a Piazza Amedeo. Di lui ci sono ancora delle opere a Napoli. Inoltre egli aveva fatto un grande progetto per Napoli che prevedeva una metropolitana che dovesse collegare il centro con le zone di mare. Purtroppo egli non trovò alcun sostenitore economico e non fu ascoltato. La città di Napoli quella volta perse una grande occasione.

La figura entra nella storia proprio per illuminare Ferdinando che vorrebbe, in qualche modo, immaginare un’altra Napoli ma che, purtroppo, ha un fato maligno alle sue spalle e deve soccombere.

Anna Catapano espone considerazioni inerenti la struttura, la scrittura e i significati profondi che ha rinvenuto durante la lettura del libro.

Lo ritiene un libro “che prende”, un romanzo piacevole da leggere, a tratti anche divertente, pur rimanendo nella drammaticità degli eventi, che ha in questo il pregio di alleggerire situazioni difficili. Nello stesso tempo ha una struttura e una narrazione complessa perché si svolge su tre piani temporali che, però, vengono portati avanti contemporaneamente.

Man mano che avanza la narrazione avanza anche la storia del personaggio. Così, come si sviluppa la vicenda del personaggio principale legato all’oggetto che diventa quasi una parte di sé ed a cui è legata una maledizione, anche le altre vicende hanno uno sviluppo. È come se il Sapo andasse oltre il tempo e nel tempo i suoi effetti mutassero.

L’oggetto diventa il legame ancestrale della famiglia e va a connotare l’intera saga.

Il romanzo non rispecchia un unico canone letterario perché è sicuramente un romanzo storico nel senso che personaggi e vicende fantasiose avvengono in un periodo storico ben preciso che è quello della guerra, dei bombardamenti e della fame. È anche un giallo perché c’è un omicidio che fino alla fine non viene svelato e che condiziona la vita del protagonista per sempre. È un romanzo di avventura perché il protagonista parte per luoghi stranieri sapendo soltanto che deve reinventare se stesso. Infine, è una fiaba perché ci sono di essa tutti gli ingredienti: la strega, che prepara la pozione, la maledizione legata a un oggetto, e tutto è così ben miscelato che diventa verosimile.

Non mancano i bambini; essi sono fondamentali per sciogliere i nodi di tutta la vicenda. I bambini spesso non comprendono i comportamenti degli adulti, temono l’abbandono, sono spiniti dalla curiosità ad indagare sulle cose misteriose e sono portati ad affrontarle in maniera leggera, senza averne conoscenza approfondita. Ciò consente loro di avere quella leggerezza per  affrontare questioni spinose o il male.

Essi imparano seguendo dei modelli ma poi devono staccarsene per diventare individuo, capendo quali sono i propri bisogni e  le proprie inclinazioni.

La costruzione della propria personalità è un processo creativo: ad un certo punto si inventa qualcosa di nuovo.

Anna Catapano rinviene anche un approccio psicologico e filosofico nel libro poiché quello che i personaggi fanno è lottare per capire chi sono, chi dovrebbero essere per realizzarsi, piuttosto che soccombere a un destino che è stato deciso tanti anni addietro, è stato tramandato per credenza e superstizione ma che con la loro vita ha in realtà poco a che fare.

I personaggi, però, fanno fatica a entrare dentro di sé e a dare una svolta alla loro esistenza prendendo in mano il loro destino. Essi vivono sempre nell’inquietudine, nella paura e all’angoscia dovuta a tutti i condizionamenti sociali e alle credenze.

“Divieni ciò che sei” è un concetto chiave di tutta la storia ed ha a che fare con il tema che sta sia nel titolo che nel libro, cioè affrontare il male.

Le ultime considerazioni di Anna Catapano riguardano la città di Napoli, un luogo che ha ancora un grande fascino sia per chi ci vive che per chi non la conosce ancora, ma è chiuso dalla sua stessa memoria che spesso diventa credenza e che, probabilmente, avrebbe necessità di un po’ di follia.

L’altra riflessione riguarda la memoria perché, secondo lei, è vero che per capire il presente bisogna guardare al passato ma è vero anche che avere una visione del futuro aiuta a capire meglio il presente e riuscire ad affrontarlo.

È proprio la memoria secondo l’autrice, la chiave del presente e del futuro.

Racconta Antonella Ossorio ai presenti, come è nato il romanzo. La storia parte dal desiderio personale perché aveva bisogno di saperne di più sulle sue radici che sono, appunto, galiziane. Il libro è composto come un puzzle, in un primo tempo la parte su Bagnoli doveva essere predominante, poi Brais le ha preso la mano. Si è molto divertita perché ha potuto soddisfare le sue curiosità sul passato, facendo ricerche e percorrendo strade che non erano state previste.

 

 

Il prossimo incontro si svolgerà venerdì 11 maggio sempre presso la Libreria l’Angolo delle storie e vedrà come protagonista Nando Vitali e il suo Ferropoli.

Maria Paola Battista

@riproduzione riservata WWWITALIA.EU

 

Ringrazio la gentilissima Antonella Bolognese per le foto.

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About Maria Paola Battista

Amo ascoltare, leggere, scrivere e raccontare. WWWITALIA mi dà tutto questo. Iniziata come un’avventura tra le mie passioni, oggi è un mezzo per sentirmi realizzata. Conoscere e trasmettere la conoscenza di attori, artisti, scrittori e benefattori, questo è il giornalismo per me. Riguardo ai miei studi, sono sociologa e appassionata della lingua inglese, non smetto mai di studiare perché credo che la cultura sia un valore. Mi piace confrontarmi con tutto ciò che è nuovo anche se mi costa fatica in più. Difetti? Non ho una buona capacità di guardarmi intorno e, strano a comprendere forse, non sono molto curiosa! Grazie ai lettori di WWWITALIA per l’attenzione che riservano ai miei scritti e mi auguro di non deluderli mai. mariapaolabattista@wwwitalia.eu

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