La Terra è Stanca, la presentazione ad Avellino

la terra è stanca

L’incontro e intervista a Enrico Finzi

Ieri sera alle 18.00 presso il Godot Art Bistrot di Avellino, si è svolta la conferenza stampa di presentazione della personale “La Terra è Stanca” del maestro Giovanni Spiniello che si terrà presso lo Spazio d’arte Scoglio di Quarto a Milano. La mostra, che inizia il 2 e termina il 19 aprile, è promossa dall’Associazione Cairano 7X ed è curata dal sociologo Enrico Finzi, ex presidente nazionale TP e ideatore di Sòno, società di consulenza sulla realizzazione esistenziale. Ha moderato l’incontro con l’artista e il curatore, il giornalista Generoso Picone. Al termine dell’incontro è stato proiettato un breve video sulle molteplici attività del Maestro realizzato da Giancarmine Festa con le musiche del Maestro Mario Cesa.

La Terra è Stanca può essere considerata, secondo Generoso Picone, la sintesi dell’ultimo periodo di produzione di Giovanni Spiniello dato che si possono rinvenire in essa alcune tracce delle opere passate. Un appuntamento importante, quello con Milano, che vede il Maestro spostarsi, insieme alla sua arte, verso una meta più ampia rispetto al panorama irpino da cui lui non ha voluto mai allontanarsi.

Nella sua essenza di “artista irpino”, Giovanni Spiniello porta le tracce, i sentimenti, le contraddizioni e tutto ciò che segna l’Irpinia ma, nello stesso tempo, mostra ciò che è accaduto da queste parti. L’arte di Spiniello rappresenta, quindi, una notevole testimonianza.

Il sociologo Enrico Finzi, è il curatore della mostra. Milanese doc è capitato a Cairano (AV) per un convegno si è innamorato così tanto di questa terra da trasferirsene. Ha conosciuto così Giovanni Spiniello di cui, innanzitutto, gli sono piaciuti alcuni aspetti del carattere: una persona amabile, un uomo che ha un’interazione meravigliosa con chiunque e in particolare con i bambini che fa sentire innanzitutto liberi di esprimere sé stessi e la propria creatività. Un uomo, quindi, prima che un artista, da ammirare. Anche Finzi, sottolinea come sia forte il rapporto che l’artista ha con il territorio, un’unione che si vede anche nei colori: le tinte della terra irpina, ricca di acqua che rende fertili campi e boschi. Una terra diversa dalle dorsali appenniniche sassose e scabre. Ebbene di questa terra Spiniello è il rappresentante.

Oltre questo, altri sono i caratteri distintivi dell’opera di Spiniello: la tradizione delle fate e delle streghe, la luna, il sole, le stelle, gli animali, soprattutto la cavalla, a cui si aggiungono la capacità di apprezzare e trasformare materiali come il legno, il vetro ma anche gli scarti dei rifiuti, ciò che gli altri disprezzano, gettano via spesso in discariche abusive. Dietro i cespugli o nei canali lui e suo figlio Virginiano trovano “opere d’arte”.

Un animo infantile, quello di Spiniello – continua il sociologo – un uomo che mostra attaccamento verso la natura come un fattore originario, primario a cui aggiungono notevoli doti umane. È un mago che non coglie tanto la magia, quanto, piuttosto, riesce a trasformare la realtà in una tendenza magica. Portare la sua mostra a Milano non vuole essere assolutamente un fatto carrieristico quanto il riconoscimento di un’amicizia profonda.”

L’intervento di Giovanni Spiniello è inizialmente rotto dal commovente encomio che egli fa del caro amico avellinese scomparso Saverio Festa di cui ricorda anche alcuni momenti trascorsi insieme.

Avrebbe moltissimo da raccontare della sua arte ma, con grande umiltà, ne ricorda solo i tratti salienti: la contrapposizione all’uso indiscriminato dei diserbanti che hanno distrutto i fiori e l’erba, la denuncia della distruzione degli elementi della natura, l’importanza storica del territorio irpino dove bastava scavare con le mani per trovare un reperto storico antichissimo, la lavorazione dei materiali, la carta di Amalfi che lavorata è capace di “assorbire” le impronte degli elementi naturali.

Confida il Maestro di aver sofferto troppo in passato in simbiosi con la terra e ora non può più permetterselo pena la sua salute ma l’intento resta sempre quello di far capire a tutti noi che bisogna impegnarsi affinché ciò che abbiamo non sia distrutto.

La natura ci offre sempre una possibilità: “Se gettiamo un seme, esso riesce a volte anche ad infilarsi nella roccia e a germogliare.”

Il curatore della mostra Enrico Finzi accetta gentilmente di rispondere ad alcune mie domande.

Lei ha parlato di bambini e, in particolare, del rapporto fantastico che si crea tra loro e Giovanni Spiniello. La prima domanda che volevo farle è: secondo lei cosa possiamo insegnare, e in che modo, ai bambini perché loro possano proteggere questa terra?

La premessa è che noi dobbiamo educarli alla libertà, alla creatività, all’anticonformismo, alla disobbedienza integrata dalla responsabilità, esaltando le loro differenze. Noi ne facciamo dei piccoli mostri ipertecnologici e privi di spontaneità, li uccidiamo sin da piccoli troppo spesso, invece abbiamo bisogno di insegnare loro la responsabilità e cioè che ciascuno di noi fin da piccolo ha delle responsabilità nei confronti dell’altro che può essere l’animale di casa, il compagno di giochi, l’albero, le foglie e via dicendo.

Un’altra cosa importante sarebbe quella di far capire ai giovani ad amare anche l’altro che si ha in sé stessi perché noi non abbiamo soltanto una personalità ma siamo un poliedro di identità diverse e il rispetto che abbiamo per gli altri dobbiamo averlo nei confronti dei nostri conflitti interni, delle nostre contraddizioni e fragilità. Favorire, quindi, nei bambini un atteggiamento accoglitivo e responsabile: prendere la vita che ti viene incontro e abbracciarla per essere abbracciati.

Credo che guardare gli altri e la natura come un dono ci permetta di essere un dono per gli altri e poiché non c’è niente che arricchisce di più che donare, chi aiuta gli altri aiuta se stesso. Se abbiamo questa cultura semplice del sorriso, dell’abbraccio, se noi coccoliamo la natura e le persone, ne saremo coccolati ed è un buon grado di realizzazione esistenziale.

Lei ha parlato anche di amicizia e solitudine, in particolare riferita a questo nuovo modo di socializzare che poi socializzare non è.

Un atteggiamento cognitivo benevolo, cordiale e sorridente è la base dell’amicizia. Ma l’amicizia è qualcosa di più importante, che non può essere che selettiva. Gli amici si contano sulle dita di due mani.  L’amicizia vera e profonda è basata sulla condivisione, e non è detto che si debba essere sempre d’accordo, sulla sospensione del giudizio e sul fare delle cose insieme.

Riguardo il resto credo che molto importante sia l’uso della parola in un mondo in cui se ne usano sempre di meno e dare la giusta importanza al significato di alcune parole come, appunto, amicizia o amore. Termini importanti, da tenere riservati perché cari e, invece, sempre più abusati.

Grazie ad Enrico Finzi per le belle parole e soprattutto per la sua capacità di riconoscere nell’arte del Maestro Spiniello il senso più profondo dell’esistenza: il rispetto per la natura e gli altri.

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Maria Paola Battista

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About Maria Paola Battista

Amo ascoltare, leggere, scrivere e raccontare. WWWITALIA mi dà tutto questo. Iniziata come un’avventura tra le mie passioni, oggi è un mezzo per sentirmi realizzata. Conoscere e trasmettere la conoscenza di attori, artisti, scrittori e benefattori, questo è il giornalismo per me. Riguardo ai miei studi, sono sociologa e appassionata della lingua inglese, non smetto mai di studiare perché credo che la cultura sia un valore. Mi piace confrontarmi con tutto ciò che è nuovo anche se mi costa fatica in più. Difetti? Non ho una buona capacità di guardarmi intorno e, strano a comprendere forse, non sono molto curiosa! Grazie ai lettori di WWWITALIA per l’attenzione che riservano ai miei scritti e mi auguro di non deluderli mai. mariapaolabattista@wwwitalia.eu