Luca Cantore D’amore e il suo L’estetica del decanter

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L’estetica del decanter di Luca Cantore D’amore, pp.310, costo € 20,00, Edizioni Il Papavero

Recensione e intervista all’autore

Due avvenimenti inducono un uomo di settanta anni a pensare al senso della sua vita.

Il lettore di L’estetica del decanter scritto da Luca Cantore D’Amore, si ritroverà coinvolto in una vita narrata con l’abilità di chi riesce a raccontare di sè stesso (in tal caso il protagonista), aggiungendo digressioni artistiche, filosofiche e personali sulla vita e sugli uomini.

I personaggi entrano, in tale narrazione, per accompagnare il protagonista in avventure semplici, che restano, però, custodite nella sua memoria ed esplodere con lo scopo di fargli capire quali sono le cose davvero importanti della vita.

Inizialmente, lo confesso, il libro mi coinvolge subito emotivamente perché inizia con la figura di un nonno e sono personalmente convinta che i nonni siano fondamentali figure nella vita di ognuno. Oggigiorno più che mai. Nel libro se ne incontreranno due.

Prosegue, poi, con diversi episodi, tutti accaduti tra l’adolescenza e i trent’anni. Episodi che portano con loro la bellezza della giovinezza come protagonista ma non sono illusori sorprendendo, infine, chi legge con colpi di scena del tutto inaspettati.

Il protagonista, nel mentre, riflette, pensa. Non è un diario né un saggio.

Una volta lo fa, ad esempio, in un dialogo con un amico; ne nasce uno splendido discorso tra due persone che si interrogano su “i problemi dell’esistenza” includendo argomenti come la bellezza, la forma, la scelta, l’essenzialità, la sofferenza per la perdita di una persona cara defunta o comunque perduta.

Situazioni paradossali sono raccontate con l’estrema serietà di chi riflette su ciò che accade. Sembra lo si faccia nell’immediato mentre anche questo è un colpo di scena andando, così, a costituire uno dei pregi di La bellezza del decanter. Un altro pregio della narrazione di Luca Cantore D’Amore, che pochi scrittori anche quelli più bravi hanno, è la capacità di “chiudere il cerchio”.

Lo scopo della narrazione è, secondo me, dimostrare come la bellezza sia nelle cose semplici: le amicizie giovanili, gli incontri con l’altro sesso, la famiglia, il dispiacere.

Possono sembrare banalità, luoghi comuni, di fronte al successo, alla fama, alla cultura, alla realizzazione dei propri sogni. Invece, probabilmente, perdersi le cose semplici per fare quelle serie è un imperdonabile errore. Poi tutto scorre, il tempo passa.

Tutto questo è L’estetica del decanter, un libro che fa compagnia con tutti i suoi concetti, le sue meditazioni. Un inno all’arte, l’arte della vita, l’arte della semplicità.

Intervista all’autore

Ho trovato il suo libro particolarmente arguto dal punto di vista tecnico perché riesce ad unire episodi vissuti dal protagonista, percepiti quindi come reali dal lettore, a profonde riflessioni sull’esistenza pur non diventando un saggio. Come nasce questo tipo di stesura? È stata spontanea o, in realtà, era l’obiettivo che si era prefissato quando ha deciso di scrivere il libro?

Era l’obiettivo che mi ero prefissato ma non ero sicuro di riuscirci. Ciò che avevo in mente era di scrivere una biografia tra le biografie nel senso che quelle che sono alcune vicissitudini della mia vita, che ho teso voler raccontare, ho avuto l’ambizione e la speranza che potessero essere le stesse in cui si potessero riconoscere i lettori.  Diciamo che il moto è stato quello del flusso di coscienza con annessa punteggiatura ma, umanamente, quella che era la mia ambizione era il flusso di coscienza, a volte anche violento, come forse avrà potuto evincere dalla narrazione.  Non c’è, però, una tecnica che ho perseguito in maniera maniacale.

Se l’esperimento è riuscito è stato proprio grazie all’ inesperienza in merito.

Nella narrazione vi sono molti personaggi con cui il protagonista ha delle relazioni semplici ma mai banali. Sono ben delineati, infatti, gli affetti familiari, i rapporti di amicizia come quelli con l’altro sesso. Solo pensieri “nobili” quelli che ho letto. Esiste, a suo parere, oggi una riflessione sui rapporti interpersonali?

È molto bella questa domanda. Diciamo che, senza scadere nel banale, va svanendo per via di una contemporaneità che ci avviluppa sempre più ad una dimensione multimediale dei rapporti interpersonali, che non è una cosa del tutto sbagliata. È l’uso che se ne fa che è sbagliato. Quindi, come accadeva nel meraviglioso libro di Salinger, The catcher in the rye, che in italiano è Il giovane Holden, ciò a cui ho tenuto particolarmente è la messa in evidenza delle emozioni di “quarta fila” cioè di tutte quelle sfumature che vanno via via sbiadendo e a cui, pian piano, facciamo sempre meno caso, in nome di una velocità che attanaglia il nostro tempo e che è sempre più rapida, non lasciando spazio ai sentimenti e alle sensazioni, delle emozioni interpersonali. Forse uno dei motivi della lunghezza del mio libro è proprio quello di voler andare a fondo nelle pieghe e nelle piaghe di questi rapporti interpersonali che sono, probabilmente, sempre più vissuti in maniera superficiale ma che, almeno nella letteratura, debbono soggiacere ad un tentativo di approfondimento.

Lei è una persona molto colta, è un intenditore d’arte ma non solo. È giovane e raggiungerà, per le sue capacità, grandi mete. A suo parere, se dovesse dare un consiglio, cosa può rendere davvero soddisfatta una persona? Chiaramente non parliamo di felicità perché sarebbe troppo pretendere di conoscerne il segreto.

Si deve iniziare a riflettere fortemente sul fatto che si può diventare felici assecondando la passione per alcune “cose che non sono cose”. Oggi il mondo è oberato, occluso ed ottuso da cose che sono cose. Abbiamo tutto a nostra disposizione e tutto è facilmente raggiungibile. Basta avere un po’ di soldi e si può comprare tutto. La vera felicità è derivante oggi da tutta quella fascia di cose che non sono cose e che richiedono un pensiero, una passione, una serenità d’animo. Parlo, quindi, di tutta la parte emotiva della vita. Ormai tutto è accessibile e ognuno può raggiungere le cose che vuole. Il difficile è raggiungere le cose che non sono cose. Questo presuppone una voglia di fermarsi, di fare, di prendersi una pausa che è il vero lusso di oggi. Il vero lusso di oggi è ottenere cose che non sono cose.

 

Grazie a Luca Cantore D’Amore

Maria Paola Battista

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About Maria Paola Battista

Amo ascoltare, leggere, scrivere e raccontare. WWWITALIA mi dà tutto questo. Iniziata come un’avventura tra le mie passioni, oggi è un mezzo per sentirmi realizzata. Conoscere e trasmettere la conoscenza di attori, artisti, scrittori e benefattori, questo è il giornalismo per me. Riguardo ai miei studi, sono sociologa e appassionata della lingua inglese, non smetto mai di studiare perché credo che la cultura sia un valore. Mi piace confrontarmi con tutto ciò che è nuovo anche se mi costa fatica in più. Difetti? Non ho una buona capacità di guardarmi intorno e, strano a comprendere forse, non sono molto curiosa! Grazie ai lettori di WWWITALIA per l’attenzione che riservano ai miei scritti e mi auguro di non deluderli mai. mariapaolabattista@wwwitalia.eu