SETTANTA REVISITED, di Carlo Crescitelli, Il Terebinto edizioni

carlo muro

Ettore Barra di Terebinto Edizioni preferisce definire la tappa di un tour la presentazione del libro di Carlo Crescitelli Settanta Revisited, svoltasi ieri sera 27 settembre presso Mondadori Bookstore sito in Avellino, Piazzetta Amedeo Guarino.

Il filo conduttore della serata è la domanda che l’autore pone sia  nel libro che ai presenti:  “Ma gli anni ’70 erano meglio o peggio di oggi?”

Come precisa l’editore è chiaro che non  può esservi una risposta ma sono molti gli spunti di riflessione che il libro offre in tal senso.

Ed, infatti, sono numerosi gli argomenti che durante il dialogo si sviluppano: la società, la comunicazione e l’informazione.

Diversi i punti di vista che fanno del dibattito qualcosa che va oltre la presentazione del libro, racconti personali, esperienze vissute, magari raccontate due volte in epoche diverse, riflessioni sulla musica, l’informazione politicamente corretta dei nostri tempi, che non piace a nessuno, gli strumenti della comunicazione.

carlo copertina libroUn tour per un  libro, sostiene l’editore,  che sta dando molte soddisfazioni per vari motivi:  la sua rilevanza storica perché dà la possibilità di scoprire il nostro passato recente parlando degli anni ’70, per cui  può essere letto tante volte per coglierne tutti gli interessantissimi riferimenti culturali inseriti con una scrittura leggera e piacevole. Scrivendo degli anni ’70 l’autore parla anche di ciò che siamo adesso,  di ciò che oggi è il modo di relazionarci, della nostra società contemporanea, del modo di informarci, di  guardare alla politica,  un libro che ci interroga perché guardiamo al passato con gli occhi del presente.

Il terzo aspetto è che contiene una forte critica alla nostra società, senza scadere nella demagogia, è una critica costruttiva che si avvale dell’arma dell’ironia, dell’umorismo che permette di sorridere ma, allo stesso tempo, di riflettere senza essere melodrammatici o  autocommiserarsi.

Forte è anche il significato antropologico  e sociale del libro.

Negli anni ’70 l’accesso alle informazioni era molto più ristretto, quando si cercava qualcosa la si poteva trovare al massimo in una enciclopedia, oggi c’è Google con cui si può trovare di tutto ma si può incappare in false notizie.

Così, per chi non ha lo spirito critico per vagliare una fonte, erano sicuramente migliori gli anni ’70, oggi è altrettanto meglio avere tante più informazioni da saper vagliare, però,  criticamente. Altro aspetto trattato è la socialità, un’idea molto diversa da quella di oggi in cui c’è molto individualismo perché l’impressione che si ha leggendo il libro   è che negli anni ’70 fosse più difficile restare isolati.

Il moderatore dell’incontro è Bruno Guerriero, giornalista, che pur non avendo l’abitudine di prendere posizione o esprimere giudizi sui libri presentati, non può fare a meno, questa volta, di complimentarsi con l’editore per il suo coraggio e con l’amico Carlo Crescitelli, autore del libro.

Questo perché  Settanta Revisited è, come egli precisa, interessante per l’argomento ma, soprattutto, perché utilizza un linguaggio diverso, è un tentativo di portare nello scritto la rabbia dell’autore.

Vi sono molti neologismi, si legge e si comprende con grande facilità.

Negli anni ’70, precisa Guerriero, non era tutto bello come ogni tanto si legge nel libro, erano gli anni dell’illusione, i dittatori esistevano nei loro piccoli stati, mentre oggi li troviamo nelle grandi potenze.

Venivamo dalle rivolte del ’68, eravamo negli anni del terrorismo, gli anni di piombo.

Il libro non è un amarcord, è la voglia di raccontare anni intensi , vissuti bene, la voglia anche di criticare ciò che accadeva in quegli anni ma non c’è nessun senso di amarezza piuttosto la voglia di ricollocare gli anni ’70 parlandone a mente libera.

Evidenzia, Guerriero, che Carlo Crescitelli, scrivendo, fa grandi richiami come, ad esempio, quello alla musica. In questo, sicuramente, gli anni ’70 sono stati importantissimi perché ci sono una decina di LP che hanno segnato un’epoca e hanno segnato anche le nostre vite.

Così chiede a Carlo il motivo per cui ha deciso di dare “in pasto ai lettori” il libro.

Carlo risponde che ha considerato questo decennio della sua vita, nonostante lo abbia vissuto perlopiù da bambino e adolescente, come una sorta di equilibrio da cui tutto il prima e il dopo si allontanava.

Era un equilibrio un po’ ingenuo però in tutta la sua vita si è sempre ritrovato a pensare che quegli anni lì costituissero una sorta di momento ideale a cui riferirsi.

Questa probabilmente è una sua situazione emotiva personale che, però, lo accompagna anche nel modo di valutare le situazioni, la storia. Così  gli piaceva esprimere questo concetto perché erano i tempi in cui era tutto abbastanza chiaro. Si riusciva a capire chi stava con chi, cosa era giusto e cosa no, che poi magari era solo un’illusione ma a volte di illusioni si vive.

Come dicevo inizialmente, tantissime le cose dette durante l’incontro a cui la definizione presentazione sta molto stretta; un dialogo tra amici, innanzitutto, perché diverse sono le persone che si sono sentite così coinvolte dalle argomentazioni del libro, per tutti di piacevolissima lettura, da chiedere di intervenire per finire con il parlare di un fatto  personale: la musica, il ricordo di Guccini, l’amicizia, la politica e l’informazione.

Qualcuno dice che l’autore sia troppo incazzato nel libro, così approfitto anche io per chiedergli cosa critica del presente e in che cosa oggi l’informazione è politicamente corretta, perché gestita dalla politica o perché cerca di accontentare un po’ tutti, così va sempre tutto bene.

Carlo risponde che ciò che lui critica della società e dell’informazione di oggi è che negli anni ’70 avevamo due modelli di visione del mondo: uno era quello ispirato al capitale, alla democrazia e  alla libertà, l’altro era quello del socialismo reale. Oggi non c’è più un riferimento politico.

Il politically correct di oggi, che secondo lui rappresenta un regresso di questi anni, è proprio l’egemonia del potere economico finanziario che sopravanza le società dei popoli, gli Stati, le nazioni, la rappresentanza.

La connotazione precisa che Carlo Crescitelli fa nel libro è che negli anni  ’70 c’era l’aspetto profondamente drammatico della società degli anni di piombo, quando la tensione era altissima perché legata alla violenza, ma il dibattito politico era caratterizzato dal fatto che la società aveva sempre uno spirito critico nei confronti della politica, per cui il politico di allora, chiunque egli fosse, sapeva che il proprio operato era sottoposto al giudizio critico delle parti sociali. Oggi tutto questo non esiste più, i politici sono così diventati molto più arroganti perché sanno perfettamente che sono fondamentalmente impuniti e possono spadroneggiare. Quindi non esiste più un valore solido dello stato democratico che noi abbiamo fondato con la Costituzione.

Purtroppo è l’informazione che non sa niente dei valori che stanno alla base della nostre Istituzioni. Nel suo libro l’autore sostiene proprio questo: che negli anni ’70 la società e la politica si confrontavano da pari, oggi la società è persa, assente, spezzata e la politica va avanti da sola.

L’informazione in questo non aiuta affatto dato che spesso non dà notizie importanti perché politicamente scomode, appunto. Esempi sono la Brexit o il referendum che si svolgerà in Spagna per l’indipendenza della Catalogna.

Secondo Bruno Guerriero il politically correct nasce con Barack Obama e il referendum di Spagna ne è un chiaro esempio in quanto  nessuno dice, ad esempio, che non esiste una regola costituzionale che autorizzi un referendum secessionista. Così, Il pensiero dominante, ed è qui che l’informazione diventa subdola,  diventa informazione corretta e questo non è giusto.

La terza tappa del tour sarà a Napoli , unica città del Sud Italia che dedica con il festival Ricomincio dai libri una tre giorni all’editoria nel cuore del centro storico.

In Via dei Tribunali, a partire da venerdì  29 fino a domenica, la fiera ospiterà trenta case editrici, 20 scrittori illustri che presenteranno i loro lavori e l’iniziativa venti autori in cerca di editore in cui gli scrittori avranno l’occasione di proporre i loro lavori inediti.

Una manifestazione organizzata “per non annoiarsi” dato che dalle 10 alle 22 i visitatori potranno ininterrottamente trovare sempre qualcosa da vedere, ascoltare o provare grazie ai laboratori previsti.

A me non resta che ringraziare Carlo Crescitelli e tutti i suoi interlocutori che hanno fanno della presentazione di Settanta Revisited una piacevole occasione per trattare temi interessanti e di grande attualità.

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Maria Paola Battista

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About Maria Paola Battista

Amo ascoltare, leggere, scrivere e raccontare. WWWITALIA mi dà tutto questo. Iniziata come un’avventura tra le mie passioni, oggi è un mezzo per sentirmi realizzata. Conoscere e trasmettere la conoscenza di attori, artisti, scrittori e benefattori, questo è il giornalismo per me. Riguardo ai miei studi, sono sociologa e appassionata della lingua inglese, non smetto mai di studiare perché credo che la cultura sia un valore. Mi piace confrontarmi con tutto ciò che è nuovo anche se mi costa fatica in più. Difetti? Non ho una buona capacità di guardarmi intorno e, strano a comprendere forse, non sono molto curiosa! Grazie ai lettori di WWWITALIA per l’attenzione che riservano ai miei scritti e mi auguro di non deluderli mai. mariapaolabattista@wwwitalia.eu

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