THE INVISIBLE CITIES

LOST

Frammenti di un immaginario da “Le città invisibili” di Italo Calvino la presentazione sabato 23 febbraio presso AXRT Contemporary Gallery – Avellino

Ieri sera, come preannunciato, sono state presentate le opere di Max Coppeta ispirate a tre capitoli, in particolare, di Le città invisibili di Italo Calvino.

La presentazione è stata accompagnata dalla performance dell’artista Margherita Peluso.

Poco prima dell’inizio della mostra ho l’occasione di dialogare con Max Coppeta.

A lui chiedo: “È come se vedessi tanti occhi e tante gocce in queste sue opere.”

La ricerca si chiama Piogge sintetiche e fondamentalmente nasce dall’incontro tra il reale e l’artificiale che sono due cose che, in teoria, non si dovrebbero incontrare ma io li combino nel senso che cerco con materiale tossici artificiali di riprodurre la natura e, nello specifico, l’acqua. L’acqua come elemento universale di vita incrociato e sublimato, però, dall’artificio quindi dalla menzogna, però questa menzogna in qualche maniera ci riconduce ad un immaginario anche molto complesso da questo punto di vista perché ragiona sul tempo, sulla gravità. In molti lavori, infatti, queste gocce sono applicate sui vetri che sono posti in orizzontale e l’acqua è ferma lì come se fosse una fotografia quindi questo ci pone logicamente di fronte ad una nuova visione di realtà in quanto noi non possiamo mai osservare e vedere un fenomeno del genere perché in natura non è riproducibile.  L’arte, quindi, in qualche maniera vuole esplorare e vuole anche rimescolare le leggi della fisica.  Mi piace molto incrociare l’immaginario estetico con delle applicazioni tecniche. La tecnica deve esplorare questo mio nuovo linguaggio espressivo.

In questa mostra, nello specifico, che si chiama “Invisible Cities” ci siamo ispirati al romanzo di Italo Calvino e in realtà ho immaginato queste opere come piccole città. Inoltre è stato fondamentale l’incontro con la performer Margherita Peluso perché in realtà proprio con lei sono nate tutta una serie di ispirazioni. Fondamentalmente sono tre i capitoli che prenderemo in considerazione: La città e il cielo, La città e gli occhi, La città e i segni – anche se è tutto un capitolo aperto perché nulla vieta che questa esplorazione possa andare molto al di là e si possa arricchire di tante altre città.

Questa per noi è in primis un’anteprima, quindi è la prima tappa, che abbiamo deciso di fare ad Avellino perché abbiamo avuto un’accoglienza straordinaria e poi ci sono anche dei materiali nuovi che abbiamo utilizzato.

Qui utilizzo vetro, plastica e dei metalli che sono stati lavorati con degli acidi ma c’è sempre il riferimento dalla natura. Noi abbiamo una forte percezione della natura pur sapendo che, in realtà, di naturale non c’è niente.

Ad esempio vedo una serie in cui c’è qualcosa che vuole andare dentro, in profondità, è come se fossero tanti cerchi concentrici.

Sì, esattamente. È un riferimento meraviglioso perché il lavoro si chiama Lost che vuol dire perdere ed è un lavoro in sottrazione rispetto a tutta la serie che io compongo perché in realtà noi osserviamo il vuoto. Il nostro occhio non guarda il pieno che, in realtà, è il lavoro ma è un’osservazione nel vuoto, nella non dimensione ed è una particolarità di questo lavoro.

Ci saranno altre tappe della mostra?

Per adesso non abbiamo altre tappe però la mia prossima mostra sarà a Los Angeles, sarà una personale che farò d’ottobre e ci sarà anche Margherita Peluso che mi accompagnerà in questa avventura.

All’interno della mostra, dietro un sipario, c’è una città invisibile allestita su una parete e illuminata da una luce scorrevole guidata da un computer “programmato per non programmarsi” dice Max Coppeta. La luce disegna la città dandole vita.

La performance di Margherita Peluso mi colpisce molto, la sua enfasi è avvolgente e coinvolgente. Comincia con un’esplorazione, guarda lontano e poi attraverso le opere cerca qualcosa, vede qualcosa ed annuncia: Guardando in ogni sfera si vede una città. Forse anche le città sono opera della mente. Forse anche le città credono di essere opera della mente o del caos.

Le luci si spengono e l’esploratrice finisce a terra, qualcuno grida e bussa, i suoni della città sono voci, strade, caos. Margherita soffre, supina, riversa sul pavimento, la donna continua a lamentarsi e a soffrire fino a quando un ruscello, l’acqua scorre e la risolleva. Tutto ora è silenzio, eccetto il rumore delle gocce.

E poi di nuovo voci che si sovrappongo ma, questa volta, sono voci che si affannano nella vita quotidiana.

L'inizio della performance e Max Coppeta

L’inizio della performance e Max Coppeta

Dopo un po’ chiedo le chiedo: “Era una morte annunciata o era una nuova vita che nasceva con grande sofferenza? A un certo punto ho sentito acqua, segno di vita e di purificazione. Era qualcosa che voleva nascere, purificarsi, voleva uscire da qualcosa di triste che la opprimeva?”

È questo eccedere sempre che va poi a comprimere e a creare delle tensioni nel nostro corpo. È una visione che si ha di questo caos nel continuo eccedere della città, dei rumori, dei suoni senza mai stare in silenzio.

Così l’acqua va purificare, a sciogliere le tensioni che si sono create ma in realtà questo si riferisce anche al Dadaismo, la composizione tra suoni e rumori voleva dare quell’immagine, quella sensazione di città troppo caotica in cui nessuno riesce a prendersi del tempo, a fermarsi. Così il corpo soffre molto.

La scena finale della performance di Margherita Peluso

La scena finale della performance di Margherita Peluso

Come si interpreta un’opera d’arte?

Questa è una performance autoriale, costruita sulle mie interpretazioni, su quello che leggo io all’interno di questa struttura perché ho voluto costruirla sulla città e i segni di Italo Calvino che sono i punti in movimento che non si riescono più a distinguere nella mente.

Per quanto riguarda altre opere molto spesso ho avuto la fortuna di lavorare con gli autori e in tal caso ci si può trovare su quella che è l’interpretazione perché essa è molto soggettiva e può cambiare al punto che lo stesso autore può riscoprine una nuova lettura.

Così si aprono nuove porte e qualche volta l’autore andrà anche a cambiare quello che ha scritto.

Io riporto sempre in vita Luigi Pirandello perché le sue scritture sono continuamente rivisitate quindi se si ha la fortuna di poter lavorare con autori viventi mi lego molto a loro. In questo caso l’interpretazione diventa uno scambio, andare a leggere oltre le righe senza limitarsi, cavalcare un po’ i confini, andare oltre quello che si vede.

Una frase che mi colpisce moltissimo è: l’altrove è lo specchio del suo negativo.

Al curatore della mostra Stefano Forgione chiedo, invece: “Avellino quanto può essere una città invisibile?

Avellino è una città e in quanto tale ha le sue invisibilità. Ognuno di noi patisce nella sua città le cose che non funzionano per cui qualsiasi cittadino del mondo abbia le stesse problematiche che può avere Avellino. Essendo noi provinciali come popolo, come cultura tendiamo a soffrire un po’ di più questa realtà. In una grande città la vivi meno perché vivi fondamentalmente meno la città. Ogni strada di Avellino, ogni piazza per noi è una stanza per cui è come se avessi la casa in disordine perché vorresti che tutto funzionasse al meglio. L’invisibilità della città di Avellino è paragonabile a qualsiasi invisibilità. La regola vincente, secondo me, in questo è che i cittadini non devono essere invisibili, devono far rumore e in questo modo possono nel tempo migliorare. È come quando si perde un amore,  l’unica soluzione per poter risolvere la sofferenza è  il tempo.

Grazie a tutti e complimenti.

La mostra può essere visitata fino al 15 marzo dalle 17 alle 20,30.

Maria Paola Battista

La foto in testa è LOST di Max Coppeta

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About Maria Paola Battista

Amo ascoltare, leggere, scrivere e raccontare. WWWITALIA mi dà tutto questo. Iniziata come un’avventura tra le mie passioni, oggi è un mezzo per sentirmi realizzata. Conoscere e trasmettere la conoscenza di attori, artisti, scrittori e benefattori, questo è il giornalismo per me. Riguardo ai miei studi, sono sociologa e appassionata della lingua inglese, non smetto mai di studiare perché credo che la cultura sia un valore. Mi piace confrontarmi con tutto ciò che è nuovo anche se mi costa fatica in più. Difetti? Non ho una buona capacità di guardarmi intorno e, strano a comprendere forse, non sono molto curiosa! Grazie ai lettori di WWWITALIA per l’attenzione che riservano ai miei scritti e mi auguro di non deluderli mai. mariapaolabattista@wwwitalia.eu