Morfisa o l’acqua che dorme per Angolazioni

Angolazioni

Il libro di Antonella Cilento è una narrazione in cui tuffarsi, perché chi si tuffa non tocca mai la stessa acqua

Un incontro suggestivo, quello che vede come protagonisti Antonella Cilento con il suo libro Morfisa o l’acqua che dorme, edito da Mondadori, Emilia Bersabea Cirillo, Generoso Picone e Massimiliano Foà di Vernicefresca Teatro.

È con lui, dopo i ringraziamenti di Consiglia Aquino che con la sua ospitalità consente e promuove ormai dei veri e propri incontri culturali, che inizia il secondo incontro di Angolazioni.

Foà, infatti, inizia a leggere una piccola parte del libro e l’impressione è quella di essere immediatamente catapultata in un mondo magico, in un sogno con dei personaggi fiabeschi che agiscono nella città incantata di Napoli.

Una lettura recitata che enfatizza le azioni veloci e  sorprendenti che la scrittrice fa accadere a ripetizione nel suo romanzo.

Massimiliano Foà

Massimiliano Foà

Un racconto meraviglioso, continua Emilia Bersabea Cirillo, il quindicesimo libro di Antonella Cilento, in cui si arriva alla perfetta composizione del racconto fiabesco.

L’esposizione di Cirillo è proprio quella di un’analisi del testo rinvenendo degli elementi fondamentali durate la lettura.

Così si parla di un tempo che non ha ordine, perchè a partire dai giorni nostri si va al tempo di mille anni prima nel Ducato bizantino di Napoli, passa a Costantinopoli nel Giappone del 900, in Francia nel 1176, per ritornare nella Napoli angioina, e rincontrare la Napoli del 1980 fino, poi, ai giorni nostri. I personaggi si ritrovano sempre in epoche diverse seguendo un ciclo nel racconto.

Il racconto fiabesco ha anche un’altra caratteristica che è quella di avere un luogo fisico noto che in questo caso è la città di Napoli, a cui si oppone un mondo sotterraneo fatto di crateri, grotte, cunicoli, posti strani, cespugli, luoghi in cui possono accadere fatti particolari.

Un’altra caratteristica è che Morfisa, il personaggio principale,  è una creatura mutevole e  metamorfica. Ad accompagnarla nel libro ci sono moltissimi altri personaggi come, ad esempio, le suore appartenenti a due ordini diversi o Teofanes, anche egli mutevole. un’altra ancora è che le azioni non si fermano mai, accade sempre qualcosa, ci sono infiniti ostacoli, infiniti superamenti quasi a ricordare che la vita è fatta di inciampi che bisogna, con forza, superare.

 Morfisa ha solo tredici anni, una bambina scura di pelle, storpia, figlia naturale di un principe arabo, che ha stuprato la madre che era, a sua volta, la moglie del Duca Giovanni, il duca bizantino di Napoli.

Ma non è solo questo. Ella ha il potere di risanare le persone che stanno male, fa miracoli e per questo viene venerata a Napoli, come anche il potere di saper narrare storie e, attraverso questo suo narrare, sfida il tempo, le persone, se stessa.

A lei si contrappone Teofanes che vorrebbe scrivere poesie per diventare ricco e famoso ma non si impegna con volontà a scrivere. Lui si reca a Napoli perché inviato dalle due imperatrici bizantine a prendere in sposa una sorella di Morfisa.  Purtroppo per una sorprendente vicenda il matrimonio non si farà.

La Napoli bizantina è un luogo raccontato per la prima volta, un luogo in cui vivono molte etnie, ebrei, arabi, bizantini, normanni pronti all’attacco e tante famiglie che cercano di spodestare il re bizantino.

Accanto a queste ci sono delle monache, le Virgiliane e le Sangennare e le sibille che sono le donne che governano l’acqua.

L’acqua è la grande madre di Napoli e il mito di partenza è quello della sirena che nasce dall’acqua. L’arte dell’acqua è l’arte delle storie, cita Cirillo dal libro.

Morfisa ha il potere di custodire le storie e partorisce ogni mille anni l’uovo che racconta tutte le storie del passato e del futuro.  Morfisa è intelligente, desiderosa di sapere e narrare, buona ma non eccessivamente.

Chiaramente Teofanes cercherà per il suo scopo di togliere l’uovo a Morfisa e diventare famoso senza fatica.

Un’altra caratteristica del racconto fantastico è la morale, in questo caso l’invito è ad accalappiare l’ispirazione, a fermarla e coltivarla, a vincere la paura e ad andare avanti nella scrittura.

Generoso Picone sottolinea altri aspetti della narrazione primo fra tutti il coinvolgimento dei lettori nelle tante storie, quasi a diventarne personaggi. Secondo lui, la macchina narrativa messa in moto da Antonella Cilento è straordinaria, complessa e mostra un lavoro immane di ricerca arrivando ad una trama semplice con una vertigine enciclopedica.

Il lettore entra in un mondo complesso, in un rigagnolo che si dipana.

Raccontare Napoli non è per niente semplice perché è facile cadere nei luoghi comuni mentre Antonella Cilento riesce a raccontarne gli aspetti antropologici fondamentali e lo fa seguendo tre aspetti fondamentali: il primo è la grande capacità di dare ancora agibilità alla scrittura, la seconda è la declinazione di una divisione dei ruoli tra uomo e donna, la terza è la questione del potere.

Ciò  che si vede è una città in cui tutto parla per simboli a partire dalle galline, l’acqua, l’incesto, lo stupro.

Gli uomini vogliono il possesso di qualcosa, le donne la capacità di raccontare i sogni, il dolore.

Morfisa è una donna segnata dal destino ma da tale destino trae la capacità di sognare; non solo viaggia nell’acqua attraverso i secoli ma si sviluppa sul crinale dell’apocalissi ed, infatti, attraversa l’apocalissi che diventa una faccenda con cui convivere, l’apocalissi è dentro il romanzo ed è sul punto di scoppiare.

Antonella Cilento racconta di come è nata l’idea del romanzo.

La sua curiosità per la storia le era già nata quando, da diciottenne, sentiva sempre parlare del libro Il segno di Virgilio di Roberto De Simone. Un libro abbastanza introvabile, considerato quasi un oggetto misterioso, esoterico e sacro perché raccontava di come Virgilio è diventato un classico nella nostra immaginazione e da classico sia diventato mago e protettore di Napoli.

La curiosità dell’autrice era quella di capire da dove fossero nate le storie, cosa fosse accaduto a Napoli nei seicento anni di cui i libri di storia non parlano poiché dalla caduta dell’impero romano ci si ritrova subito nell’età dei Comuni. Quelli sono gli unici secoli in cui Napoli non è stata colonizzata, non ci sono stranieri che la governano, per cui nasce la domanda di che cosa sia stata la città quando era senza padroni.

La rappresentazione di quegli anni è proprio la rappresentazione del potere, come venivano accolti i rappresentanti degli altri popoli e come si vincevano le guerre.

Il tempo ha riprodotto alcuni schemi di comunicazione, ad esempio ai tempi di Teofanes è utile che i poeti copino e basta, che non si impegnino a inventare, si era bravi se si era molto bravi a copiare. Di fatto la copia crea un sistema di conferma e di rassicurazione.

Napoli ha perso la sua possibilità di autogovernarsi proprio a cavallo dell’anno 1000 e in qualche modo questa capacità di decidere di sé era collegata al desiderio della chiesa romana di controllare il territorio. Sarebbe stato impossibile, tale controllo, se il sistema della chiesa orientale fosse rimasto al Sud. Quindi, una piccola avventura, una libertà conquistata e pagata a caro prezzo. L’apocalissi che poi incombe sulla città e su tutti noi è costante, crescere nelle emergenze è l’abitudine e quindi rispondere ad esse fa parte della vita.

La normalità senza emergenza non c’è e a questo punto Morfisa non può che non cercare di far fronte alla costante apocalissi come, in fin dei conti, facciamo anche noi.

Il prossimo appuntamento sarà per giovedì 3 maggio con Antonella Ossorio e il suo La cura dell’acqua salata.

 

Ringrazio Antonella Bolognese per le foto.

Maria Paola Battista

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About Maria Paola Battista

Amo ascoltare, leggere, scrivere e raccontare. WWWITALIA mi dà tutto questo. Iniziata come un’avventura tra le mie passioni, oggi è un mezzo per sentirmi realizzata. Conoscere e trasmettere la conoscenza di attori, artisti, scrittori e benefattori, questo è il giornalismo per me. Riguardo ai miei studi, sono sociologa e appassionata della lingua inglese, non smetto mai di studiare perché credo che la cultura sia un valore. Mi piace confrontarmi con tutto ciò che è nuovo anche se mi costa fatica in più. Difetti? Non ho una buona capacità di guardarmi intorno e, strano a comprendere forse, non sono molto curiosa! Grazie ai lettori di WWWITALIA per l’attenzione che riservano ai miei scritti e mi auguro di non deluderli mai. mariapaolabattista@wwwitalia.eu

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