Il vento della globalizzazione. Il focus di Giuseppe Rocco

Nel gergo economico corrente, il ricorso alla globalizzazione dell’economia è alquanto frequente per spiegare fenomeni di interconnessione e anche e per esprimere il livello di sofisticazioni socio-economiche. Fra le diverse definizioni di economia globale, la più accreditata resta quella basata sulla “crescita sinergica” di quattro elementi interdipendenti: sistema del commercio internazionale, sistema finanziario internazionale, componente ad alta professionalità, dimensione virtuale del cyberspazio.

In primo luogo va annoverato il sistema del commercio internazionale, imperniato sulle esportazioni e importazioni di beni e servizi, largamente affermatosi nel secondo dopoguerra, a cui si è aggiunta la componente sempre crescente degli investimenti esteri diretti, accelerati con l’espansione delle multinazionali, con gli accordi internazionali fra Stati (es. Convenzione di Lomé, ora Cotonou) e con programmi comunitari. Tale sistema è stato amplificato dalle cosiddette alleanze strategiche, che hanno generato fusioni, joint venture, gruppi di ricerche, ecc.

Gli investimenti riguardano sia quelli definiti investimenti diretti che le joint venture e trasferimento di tecnologia. Gli investimenti rappresentano la parte più recente e più dinamica nei rapporti internazionali e diventano quindi l’elemento principale che consente ai protagonisti minori di inserirsi realmente sui mercati globali. Accade quindi che le imprese praticano il “commercio per investire” ed “investono per commerciare”, in modo che entrambe le attività sono sempre più complementari, espressione cioè di una stessa strategia per commercializzare beni e servizi su vasta scala.

In secondo luogo va rammentato il sistema finanziario internazionale, costruito dalla rete in cui si riversano flussi di capitali. La gestione di tali valori resta ad appannaggio delle banche. Il sistema finanziario internazionale è divenuto un contenitore del denaro con piazze finanziarie strettamente collegate, su cui si riversano flussi di capitali in grado di condizionare le politiche economiche nazionali. In questo campo tutto diventa rapido tramite il bancomat, la carta di credito, compravendita di azioni, accrediti con bonifici, trasferimento on line di capitali.

In terzo luogo si registra la componente ad alta professionalità, con tutte le figure professionali aderenti allo spirito del tempo secondo moderni e sofisticati meccanismi di comunicazione. La categoria dei manager, degli esperti di informatica e di tecnici qualificati fa progredire la rivoluzione telematica e gestisce simboli e dati per trasformarli in prodotti ad elevato valore aggiunto, per poter conferire una svolta nella “cultura aziendale”.

La recente impostazione dell’economia genera un nuovo continente virtuale, che rivoluziona e riassetta le regole dell’economia su scala planetaria, producendo il fenomeno della “New economy”. Questo ultimo concetto, plasmato egregiamente nel laboratorio Usa, sta condizionando le sorti internazionali, convincendo della bontà e del successo del fenomeno quasi tutti gli statisti ed organizzazioni pubbliche e private.

Tutto il mondo è sotto controllo: le imprese possono localizzarsi ovunque, usare risorse in qualsiasi Stato, produrre e vendere dappertutto.

Nel complesso l’economia globale è cresciuta enormemente negli ultimi 30 anni, soprattutto sotto la spinta del modello statunitense in tutti i circuiti del commercio mondiale. Concorrente agli Usa e in buona crescita appare il “modello renano” diffuso in Germania e recepito pure in Francia e in Italia. Questo ultimo modello è improntato sulla coesione e sul consenso sociale, sulla fiducia reciproca e sulla programmazione a lungo termine. La strategia americana invece conta prevalentemente sul successo individuale, sul rischio, su guadagni a breve termine, in cui l’attività finanziaria domina l’economia reale.

Con la globalizzazione si tende a disaggregare il processo di evoluzione e a localizzare le varie componenti in mercati esteri su scala mondiale. In questa fase, gli investimenti esteri, in forza dell’attività svolta dalle multinazionali, divengono la forza decisiva per l’integrazione dei diversi mercati esteri. Infatti oggi l’economia globale è un sistema multidimensionale nel cui ambito i fattori produttivi si muovono ed interagiscono sulla base delle decisioni delle multinazionali.

La globalizzazione offre soltanto benefici?  Certamente avvicina le culture, allarga le conoscenze, rappresenta un veicolo prezioso per diffondere gli investimenti.                                                                   

Come nel doppio binario, si assiste pure alla catalogazione di effetti deludenti: dal punto di vista sociale gli effetti sono diversi:

  1. Il modello americano viene ritenuto la panacea per tutti i mali;
  2. l’ottica è soprattutto economica, sottovalutando tutta la casistica sociale e occupazionale;
  3. Il liberalismo è incontrollato e selvaggio, danneggiando le stesse imprese sostenitrici del nuovo corso, che non riescono ad integrarsi pienamente;
  4. accresce la ricchezza dei pochi fortunati e aumenta quindi il numero dei poveri: si esalta l’incremento dei dislivelli;
  5. le radici locali vengono svilite e saltano gli ammortizzatori sociali formali; non a caso la comunità genera antidoti al fenomeno;
  6. il soggetto, affetto da malattia fisica o mentale, ovvero handicappato, viene escluso da vantaggi, ricompense e successo.

Per arginare gli inconvenienti derivanti da un controllo del mercato di imprese con posizioni dominanti, frutto del risultato dell’accesa competizione derivata dalla globalizzazione, l’Unione europea ha tracciato regole antitrust.

Nell’ambito delle economie di libero mercato, cui aderisce l’Italia, la concorrenza diviene uno strumento di politica economica. A difesa di questa impostazione, che persegue finalità di interesse collettivo, il Trattato CEE agli artt. 81 e 82 (già artt. 85 e 86) sancisce che gli accordi che abbiano per oggetto o per effetto la modifica del gioco della concorrenza sono vietati e quindi nulli.

Si tende in tal modo a bloccare lo sfruttamento abusivo di posizione dominante, sottoponendo a divieto le operazioni consistenti nel:

  1. fissare in qualche modo i prezzi;
  2. limitare o controllare la produzione e gli investimenti;
  3. ripartire i mercati o le fonti di approvvigionamento;
  4. applicare condizioni dissimili che svantaggino una impresa;
  5. subordinare la conclusione di contratti con clausole che pregiudichino la concorrenza.

Con successive disposizioni, l’Unione europea ha regolato le operazioni di concentrazione, facendo rientrare nel controllo le operazioni ritenute di dimensione comunitaria (fatturato totale oltre 5 miliardi di euro). Ovviamente sono previste deroghe sia in rapporto alle categorie che al contributo oggettivo sull’occupazione e sviluppo economico.

Il vento della moda economica attuale è comunque in una fase contraddittoria: mentre cerca di imporre un pensiero unico nel mercato, nello stesso tempo le soggettività e le disuguaglianze si rafforzano.

Effetti secondari e deleteri della globalizzazione si riscontrano anche nel campo delle comunicazioni e in particolare del web; infatti Internet senza freni mina la democrazia. L’insaziabile sete di dati della NSA (National Security Agency) diventa un’aberrazione che può essere corretta modificando qualche aspetto dell’apparato tecnico giuridico. Siamo di fronte a una minaccia fondamentale dell’etica democratica, destinata ad aggravarsi. Google, Facebook e un migliaio di loro imitazioni operano ipotizzando che non ci sia un limite alla quantità di dati che si possono produrre e raccogliere.

Pertanto nell’arco della diversità, si nutre la speranza che possa affermarsi un modello più consono alla dignità umana, in una sfera di equilibrio che riesca a conciliare le spinte economiche e produttive con le esigenze sociali.

Foto di Pete Linforth da Pixabay

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About Giuseppe Rocco

Esperto di commercio estero. Vice Segretario generale della Camera di commercio di Bologna sino al 31.1.2007; Docente esterno presso l’Università di Bologna, Istituto Economico della Facoltà di Scienze politiche, in qualità di cultore dal 1990 al 2006, di “Istituzioni Economiche Internazionali” e in aggiunta dal 2002 al 2006 di “Diritti umani”; Pubblicista iscritto all’Albo dei Giornalisti dal 1985; 450 articoli per 23 testate nazionali; in particolare consulente del Il Resto del Carlino, in materia di Commercio internazionale, dal 1991 al 1995; Saggista ed autore di 53 libri scientifici ed economici; Membro del Consiglio di Amministrazione del Centergross dal 1993 al 2007;Membro del Collegio dei periti doganali regionali E. Romagna, per dirimere controverse fra Dogana ed operatori economici dal 1996 al 2000, con specificità sull’Origine della merce.